Il Tirreno

«Alga ed erosione, un errore il dragaggio»

di Manuela D’Angelo
«Alga ed erosione, un errore il dragaggio»

L’imprenditore Umberto Nesi interviene sul progetto del Comune per Partaccia: costoso e inutile

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MASSA. «Sarà un colossale insuccesso, opera maldestra e mai risolutiva del problema erosione».

Comincia così l’intervento di Umberto Nesi, noto imprenditore massese, autore di un libro sulle cause dell’erosione della costa apuana e fautore di numerose iniziative con esperti del settore, per discutere del problema e trovare le soluzioni più adatte.

Un passo indietro: secondo il Comune, per combattere l’alga tossica che infesta il litorale, soprattutto in estate, occorrerà un dragaggio all’altezza della Partaccia. Lo ha rivelato al nostro giornale qualche giorno fa il vicesindaco Uilian Berti, anche assessore ai Lavori pubblici, mettendo sul piatto l’ennesima “idea” per contrastare un problema, che non ha mai trovato risoluzione. Nesi decide di intervenire sull’argomento: «Mi permetto di dire - comincia - che l’intervento che l’amministrazione vuole fare alla Partaccia sarà annoverato, in considerazione del sicuro insuccesso, fra le opere più maldestre effettuate sino ad oggi sul nostro litorale, soprattutto ai fini del contenimento dell’erosione; errare humanum est - dice Nesi - perseverare autem diabolicum». Infatti, secondo Nesi, «procedere con un dragaggio delle sabbie relative alle piscine formatesi davanti la Partaccia, fra le scogliere emerse e la riva, comporterà che l’alga tossica fiorirà ugualmente nel periodo estivo, a mare calmo. Inoltre- continua - con l’abbassamento della batimetria nelle vasche, la temperatura dell’acqua, a contatto fra le scogliere, salirà ugualmente, come nelle precedenti stagioni. Le ricordo - dice Nesi rivolgendosi direttamente a Berti - che in altre vasche del litorale apuano, pur con maggiore profondità di acqua, il fenomeno alga si presenta puntualmente da anni; tale opera non permetterà alle onde di frenare verso la riva, ma rilancerà le onde stesse che, con ridotto ostacolo naturale (sabbia sul fondo e duna), raggiungeranno ancora meglio la strada litoranea. Contestualmente alla rimozione della sabbia nelle vasche, l’erosione aumenterà, come aumenterà l’attuale scalino, ad esempio fra la riva e la recinzione della proprietà Torre Fiat».

A questo punto chiediamo a Nesi se esista una possibile soluzione ai problemi, alternativa a quella dell’amministrazione: «Intanto consiglierei di evitare di spendere 50, 80.000 euro per sperimentare un’idea perdente in partenza, come chiunque si intenda di questa materia può constatare. La sabbia di risulta dovrebbe essere depositata, anziché per ricreare qualche metro di spiaggia in più, aldilà delle scogliere - spiega Nesi - a mare aperto. Così le correnti destinerebbero i sedimenti, non più bloccati dal Porto di Marina di Carrara, ad un pur minimo ripascimento naturale della costa verso sud senza ulteriori costi. In conclusione, la risoluzione del problema alga è possibile solo mettendo mano all’abbassamento o meglio alla eliminazione dei pennelli ortogonali alla battigia: tali scogli ormai ben lavati dalla natura possono essere utilizzati per la contestuale manutenzione delle barriere rigide soffolte ed emerse parallele alla costa, come già ebbi modo di dire proprio sul vostro giornale la scorsa estate, ma repetita iuvant. In fondo- conclude Nesi- abbiamo tutti lo stesso obiettivo, come disse anche il presidente degli albergatori Claudio Lotto, fare “squadra” fra istituzioni, associazioni di categoria e cittadini a favore dell’attività turistica della nostra costa».

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