Il Tirreno

«Sbagliato imporre una sindaca»

Alessandra Verdini: «La scelta deve derivare solo dal valore di una persona»

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CARRARA. Alessandra Verdini, in merito al dibattito in corso tra le forze politiche sui criteri e i nomi per la scelta dei prossimi candidati a sindaco, in una nota - scrive - «esprime alcuni concetti sulla questione di genere di cui si sta discutendo in taluni ambienti e a cui ho dedicato buona parte della mia vita. Sostenere, come qualcuno sta facendo, l’esigenza che il prossimo sindaco debba essere una donna è infatti doppiamente sbagliato: in primo luogo perché tale scelta deve derivare dal valore di una persona e non dal suo genere; secondariamente perché l’eventuale sindaca deve essere una donna libera e non il prodotto di logiche di potere maschili o lo strumento per la conservazione del potere di un gruppo di uomini». E osserva: «Lo stesso linguaggio usato dai proponenti (“Un sindaco donna”) tradisce la mancata conoscenza non solo della questione di genere ma più semplicemente di un linguaggio appropriato e che riconosca almeno nella forma l’effettiva parità tra l’uomo e la donna. Dispiace vedere la questione di genere utilizzata per risolvere alcune beghe politiche e per opporsi a questa piuttosto che a quella candidatura perché, così facendo, si ottiene l’effetto opposto a quello di promuovere la partecipazione delle donne alla vita politica: si sceglie una donna solo per tutelare un sistema di potere maschile esistente e la si sceglie non per la sua sensibilità alle questioni di genere né per il simbolo che può rappresentare ma solo per la sua presunta capacità di tutelare quel sistema. Come conseguenza, si individua un nome – e sia chiaro che parlo in generale – che di femminile ha il certificato anagrafico e, forse, l’aspetto estetico ma in nulla, per la vita che vive, i valori che manifesta e il progetto politico che rappresenta, può considerarsi rappresentativo del mondo femminile o portatore di ideali volti al perseguimento della parità tra uomo e donna o, anche più semplicemente, all’avvicinamento delle donne alla vita pubblica. Grazie alla recente ricerca che ho effettuato in città per la realizzazione del libro “Rose, Lacrime e sangue”, ho potuto constatare quanto e come il “potere maschile” sia ancora radicato e determinante in una piccola città come la nostra, dalla politica alle case dei cittadini. Un potere conservato, tramandato e spesso usato anche dalle donne stesse, spesso per avere successo. Si tratta di un problema serio, non di una faccenda da campagna elettorale, da usare per essere moderni e alla moda. Ecco perché non c’è alcun dubbio che preferirei un sindaco uomo, capace, competente e attento alle problematiche di genere e a quelle della città tutta, a una donna emanazione di un “qualcosa” che sta dietro e che ha dimostrato tutto il suo fallimento», conclude.

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