Il presidio
Quel talento “inconsapevole” di Mafalda & C.
Quattro pittori apuani alla maxi mostra per il Giubileo: apprezzatissimi dal pubblico
MASSA CARRARA. "L'Eternità nell'Arte" è l'aspirazione per antonomasia, perseguita dai più grandi artisti di ogni tempo ma è anche il titolo di una tra le più importanti rassegne svoltesi in Italia quest'anno. Una mostra, divulgata sui quotidiani nazionali e sulle principali riviste d'arte che ha avuto luogo in occasione della chiusura del Giubileo della Misericordia, a Roma, presso la Basilica dei Santi Quattro Coronati, dal 12 novembre al 18 dicembre scorsi. E' stato Giammarco Puntelli, romano di nascita ma carrarese d'adozione a curarne la direzione artistica e a chiamare a sé, assieme ai più quotati artisti protagonisti della compagine artistica italiana e internazionale (nel complesso erano 40 artisti), quattro della nostra provincia.
«A Massa-Carrara esiste uno scenario artistico di grande pregio: vario e di valore - sostiene Puntelli - dove il linguaggio del marmo spesso si accompagna a un linguaggio pittorico i cui livelli si stanno avvicinando sempre di più alla qualità dei meglio conosciuti pittori della Versilia o di città come Firenze e Lucca e da anni alla ribalta». Con queste premesse Giammarco Puntelli ha scelto e portato con sé a Roma, Gino Dalle Luche, Mafalda Pegollo, Alessandro Rabuffi e Pier Francesco Restelli: pittori che vivono e lavorano su un territorio inconsapevole del loro talento, apprezzato invece altrove e quindi per questo, afferma Puntelli: «Un territorio inconsapevole delle proprie potenzialità».
Gino Dalle Luche, massese, viene definito da Puntelli un vero e proprio exploit. «Con lui ho fatto un salto di qualità», conferma l'artista che per vivere svolge tutt'altro mestiere: Dalle Luche è un dipendente comunale e conduce lo scuolabus, ma è comunque riuscito a coltivare nel tempo la passione per la pittura, partecipando nel corso degli anni, a molte mostre e aggiudicandosi premi e riconoscimenti, coi sui alberi protagonisti indiscussi dei suoi quadri, a volte piegati e spogli o altre volte rigogliosi e dritti, ma pur sempre comunque avvolti da una delicata semplicità poetica. Tenendo duro, continuando a dipingere nel tempo libero, Dalle Luche finalmente è riuscito a trovare un critico d'arte disposto a scommettere su di lui. Puntelli ammette come l'artista, conosciuto tramite un amico, sia stato catapultato all'improvviso nella rassegna tra le più importanti che si siano svolte quest'anno, avvenuta a chiusura del Giubileo e spiega: «Appena ho visto i suoi ulivi ho capito subito che sarebbero piaciuti alla mostra per il Giubileo della Misericordia e infatti i suoi due quadri non hanno deluso: sono stati applauditissimi dai cardinali e vescovi che hanno visitato la Mostra e che sono rimasti colpiti dalla semplicità legata alla sua buona pittura» dice di lui il critico d'arte.
Mafalda Pegollo invece, anche lei di Massa, è letteralmente entrata nella storia dell'arte, grazie al suo: "I love moustaches", quadro inserito nel volume di riferimento per tutti gli artisti, galleristi e appassionati, "La Bibbia dell'arte" come lo definisce lo stesso Puntelli e cioè il Catalogo dell'Arte Moderna- Gli artisti italiani dal primo Novecento ad oggi, edito da Giorgio Mondadori. «La storia di Mafalda è particolare - racconta Puntelli - un'artista che ha creato i simboli più conosciuti a livello nazionale e che in 3/4 anni, da quando ha ripreso a dipingere, ha bruciato tutte le tappe. I suoi cuori al vento, sono cuori esposti alle intemperie, cuori che però rimangono forti. È stata molto brava a creare dei simboli- continua il critico- che parlano un linguaggio universale e che stanno conoscendo anche un successo internazionale».
«Ho una tecnica molto originale - dice di sé Mafalda - io non mi rifaccio a stili e scuole precedenti e passate, la mia tecnica è solo mia, nasce da me. E i miei quadri-continua la pittrice- sono molto materici, esprimono molta energia, un'energia che si percepisce guardando il quadro: ho visto persone commuoversi davanti». Molti conoscono la storia privata di Mafalda: il dolore della perdita di un figlio che le fa riemergere l'antico amore per la pittura, abbandonato in giovane età per seguire le vicende dell'azienda di famiglia ma rimasto segretamente nascosto dentro di lei e riaffiorato per correrle in aiuto nel momento più difficile della sua esistenza: «L'arte è un potente strumento per rielaborare il dolore, è un rifugio oltreché una passione e mi ha aiutato molto quando persi mio figlio, in un incidente stradale 4 anni fa. E I love moustaches, questo grande cuore con i baffi è proprio mio figlio».
Alessandro Rabuffi è di Pontremoli, pittore professionista da oltre 20 anni e conosciutissimo a livello nazionale, habitué della Marguttiana, vincitore di molti riconoscimenti e presente presso i più importanti eventi legati all'arte, come l'anno scorso a Milano, dove ha esposto durante l'Expo, presso il Palazzo dei Giureconsulti, in Piazza Duomo e dove ha avuto il fortunato incontro con Puntelli, che era direttore artistico dell'evento stesso. Un paesaggista che ritrae la solitudine dei paesini lunigianesi, il mare della Versilia e la campagna toscana, trovando quindi nella natura il tramite con cui raccontare, dipingendo.
Pier Francesco Restelli, fiorentino di nascita, si è trasferito con la famiglia a Carrara molti anni fa, dove poi è rimasto: «Perché-dice- io sto bene in questa città: Carrara ha potenzialità inimmaginabili e non se ne rende conto nessuno». Puntelli lo definisce uno studioso della forma: «La sua ricerca tende a compiere l'impossibile: lasciare la figurazione vivendo contemporaneamente la necessità di appropriarsi di un linguaggio informale e astratto, per cercare un punto di contatto tra questi due mondi».
«Il mio punto di partenza è stato l'impressionismo francese-si racconta l'artista, che ha lo studio a Palazzo Forti, nel cuore di Carrara- poi strada facendo ho capito che dovevo trovare una mia personale modalità di espressione, per individuare un punto di dialogo tra la figurazione, il mio inizio, e l'esperienza astratta. Per fare questo-conclude Restelli- uso la spontaneità come tramite, per scoprire in me, nuovi percorsi e nuove tecniche. L'importante è essere liberi e lasciarsi guidare dalla propria istintività, dalla nostra parte infantile: poi ti correggi strada facendo, ma se non scopri te stesso, abbattendo tutte le infrastrutture che ci siamo costruiti addosso e quindi non sai dove sei, non capirai mai dove andare: l'arte deve essere libertà. Ed è questo che cercherò di insegnare durante le mie lezioni che partiranno da gennaio, a Palazzo Forti».
Questi 4 artisti, grazie a Giammarco Puntelli, sono stati quindi esposti insieme a maestri, tra i più quotati sul mercato come Antonio Nunziante, Giuseppe Menozzi, Alfonso Borghi, Gianpaolo Talani, Mauro Capitani, Domenico Monteforte. Artisti conosciuti in tutto il mondo, con cui Puntelli ha collaborato in numerose occasioni e che probabilmente non avrebbero difficoltà a farsi coinvolgere dal critico d'arte, in una eventuale mostra organizzata sul nostro territorio: «Io do la mia disponibilità alla città di Carrara-propone Puntelli- per creare una mostra, come ho fatto in molte città, come ho fatto a Casa del Mantegna a Mantova o presso istituti di cultura in vari paesi: per avere un'idea dei miei ritmi, io passo 250 giorni all'anno in alberghi in giro per il Paese e all'estero. E posso portare artisti conosciuti che sono stati presenti nelle manifestazioni più importanti; grandi firme quindi, che potrebbero dare risalto agli artisti che il territorio possiede e che, nonostante molti non lo sappiano, hanno un grande talento riconosciuto altrove».
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