Il Tirreno

Dragaggio alla Partaccia per battere l’alga tossica

Dragaggio alla Partaccia per battere l’alga tossica

Il maxi progetto della Regione per rifare le scogliere non partirà prima dell’estate Ma il Comune ottiene il sì a un intervento di aumento dei fondali e ripascimento

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MASSA. Un’altra estate con le vecchie scogliere “che non reggono più”, un altro anno con le mareggiate che arrivano fino in strada? Sì, sarà così. I lavori per la lotta all’erosione nella zona della Partaccia – dalla destra Frigido fino al Lavello, per essere precisi – non partiranno in tempi brevi. E di sicuro non ci saranno prima della prossima stagione balneare. Perché il maxi progetto da 30 milioni di euro che vede come ente attuatore la Regione è ancora nella fase di progettazione. E non sarà terminato prima del 2023. Ma qualcosa, per migliorare la situazione, si sta facendo.

In pieno inverno, in tempi in cui il mare lo si guarda imbacuccati da lontano, c’è chi già pensa alla prossima estate. Gli interventi di “difesa della costa”, ragiona l’amministrazione Volpi, sono sempre più urgenti per la parte nord del litorale massese. E i tempi della Regione - che prevede di completare il piano addirittura nel 2023 – non sono quelli delle esigenze degli operatori turistici, dell’immagine di Marina di Massa come meta balneare “a cinque stelle”. Allora, ecco la proposta: in attesa della partenza del maxi piano, il Comune si offre come ente appaltante di interventi tampone per “ridurre il danno” già per l’estate a venire.

Si tratta, in sostanza, di dragare i fondali all’interno delle “piscine” create dalle scogliere davanti alla spiaggia fra Ricortola e Partaccia. Dove le barriere di rocce realizzate ormai più di 30 anni fa per frenare la forza delle mareggiate non riescono più a svolgere appieno la loro funzione (e infatti a ogni mareggiata, le onde arrivano anche fin sulla strada litoranea). Ma continuano, per un effetto di accumulo della sabbia spinta da onde e correnti, a fare dello specchio di mare interno alle scogliere una specie di piscina con acqua alta poche decine di centimetri. Per la gioia, è vero, delle mamme che lasciano i figlioletti in acque sicure. Ma con effetti collaterali negativi: la scarsa profondità fa sì che l’acqua, scaldata dal sole, salga di temperatura e ciò favorisce il proliferare della Ostreopsis Ovata, la cosiddetta alga tossica. Un vero spauracchio per ogni turista e tutti gli operatori balneari.

Il progetto dell’amministrazione, dunque, è quello di dragare le vasche, rimuovendo le sabbie a qualche metro dalla battigia e aumentando così il fondale. Acqua meno calda e maggiore circolazione di onde e correnti sono il rimedio naturale contro la crescita dell’alga tossica. E non solo: la sabbia prelevata può essere per fare ripascimento della spiaggia antistante. «Con questo intervento – spiega Uilian Berti, vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici – avremmo il doppio effetto di aumentare la profondità delle vasche e creare un ambiente meno favorevole alla proliferazione delle alghe e, contemporaneamente, riconsegnare qualche metro alla spiaggia».

Nei giorni che hanno preceduto il Natale, l’amministrazione è andata “in missione” a Firenze per ottenere il vial libera dalla Regione. Ci sono stati incontri tecnici fra l’ingegnere di palazzo civico Fernando Della Pina e il geologo della Regione Enrico Bartoletti, cui spetterà il compito di coordinare la progettazione dell’intervento anti erosione (quello più ampio da 30 milioni di euro); colloqui tra amministratori. E da Firenze è arrivato un sì di massima: una delega al Comune di Massa per effettuare questo intervento “d’urgenza”. In attesa della partenza dei futuribili cantieri che dovranno rafforzare le scogliere anti mareggiate.

Il dragaggio delle “piscine” della Partaccia non è un’opera eccessivamente dispendiosa (si parla di 50-80mila euro) e neanche richiede una progettualità complessa. Gli ostacoli, tuttavia, non mancano. A cominciare dalla necessità di effettuare una “caratterizzazione” (leggi: analisi chimiche) delle sabbie dei fondali per escludere la presenza di sostanze inquinanti e per accertare la compatibilità con il materiale della battigia. Un passaggio che non dovrebbe portare a sorprese negative (in fondo la rena che sta in acqua è la stessa su cui si sdraiano i bagnanti) e tuttavia obbligatorio, previsto dalle norme.

Inizia così, con il nuovo anno, un’altra corsa contro il tempo per riuscire a fare partire i cantieri di dragaggio in tempi utili perché tutto sia pronto prima dell’avvio della stagione balneare 2017.

Claudio Figaia

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