Il presidio
Grave un carrarese malato di meningite È in rianimazione
Ha contratto una forma pneumococcica non contagiosa Ma l’invito degli esperti è sempre lo stesso: meglio vaccinarsi
CARRARA. Un carrarese di 69 anni e’stato ricoverato in gravi condizioni, nel reparto di rianimazione del Noa - il Nuovo ospedale delle Apuane - per meningite. Una malattia diventata, purtroppo, un vero spauracchio, a causa delle decine di casi nella nostra regione negli ultimi due anni: ma questa, come spiegano dall’azienda sanitaria Usl Toscana Nord Ovest, è una forma non contagiosa. Insomma, il batterio responsabile della malattia non è il ceppo del meningocco C. Le condizioni del malato però sono serie e la prognosi riservata ma non dovrebbe essere in pericolo di vita; l’uomo, di 69 anni residente a Carrara, è arrivato lunedì sera al pronto soccorso e poi trasferito in Rianimazione all’Ospedale delle Apuane con la diagnosi di meningite pneumoccica. Si tratta di una forma, come detto, che non ha molto a che vedere con la meningite C, quella più pericolosa e contagiosa, molto diffusa in Toscana. Nel caso del carrarese si tratta di una patologia non contagiosa che non prevede alcuna profilassi per i soggetti entrati in contatto con l’uomo. Lo precisano da Asl e lo spiega il professor Fabrizio Pregliasco, esperto in virologia, docente e ricercatore presso le università di Bolzano e Milano. «Quando si parla di meningite si intende un’infiammazione della meninge, ovvero la membrana che contiene e protegge l’encefalo. Questa può essere causata da diversi fattori, contagiosi o no» spiega il luminare. Il professore ricorda che il “ceppo” più preoccupante, soprattutto in Toscana dove è più diffusa, è quello della meningite C, scatenata dal meningococco. L’uomo ricoverato al Noa è stato colpito da una forma diversa: «Si tratta di una meningite da pneumococco, ovvero un batterio che si annida in gola o nelle prime vie respiratorie» spiega ancora il professor Pregliasco, precisando che dei 900 casi di meningite registrati ogni anno in Italia, circa 300 appartengono a questa tipologia: «I casi fulminanti per questo ceppo sono davvero pochi. Il batterio spesso provoca meningite nei più giovani, mentre nelle persone anziane può dare complicanze polmonari. Spesso è preceduto dall’influenza, che debilita il corpo e le difese immunitarie». I pazienti in condizioni di salute “normali” che vengono colpiti da questa malattia vengono trattati con antibiotico e, aggiunge il professor Pregliasco, «il fatto che quest’uomo sia stato ricoverato in rianimazione è imputabile alla diffusione del batterio nel suo organismo». Ovviamente l’esperto non conosce i dettagli della situazione del 69enne ricoverato a Massa e parla per “casistica”: «Il risvolto positivo di questi episodi è che tengono alta l’attenzione sul problema meningite e ci permettono di rilanciare l’invito a vaccinarsi» conclude il professor Fabrizio Pregliasco, sottolineando che i vaccini sono diversi a seconda dei ceppi. Nel caso della meningite che ha colpito il carrarese ricoverato al Noa, ricordiamo non contagiosa, il vaccino indicato è quello per “pneumoccocco” tredici valente coniugati. (c.ch.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
