Il presidio
Artista e metodico, così Deredia conquista il mondo
A Castelnuovo Magra vive il grande scultore del Costa Rica «Ci vuole disciplina: mi alzo alle 4 e vado in studio»
CASTELNUOVO MAGRA. Ha cominciato giovanissimo, a 13 anni, a interessarsi della scultura, poi la passione lo ha portato a frequentare il liceo artistico in Costa Rica (dove è nato, nella città di Heredia, il 4 ottobre del 1954). Grazie ad una borsa di studio per la lavorazione del marmo, a 21 anni è arrivato a Carrara. Qui incontra Ugo Locati Luciani, imprenditore con una segheria a Castelnuovo Magra che, da amante della scultura, l'ha preso sotto la sua ala protettrice offrendo a Jorge Jiménez Martínez, in arte Deredia, la possibilità di "fare" la sua arte. Da qui inizia a viaggiare per l'Europa, entrando così in contatto con i principali movimenti artistici del continente. Si diploma all'Accademia di Belle Arti di Carrara e frequenta la facoltà di architettura all'Università di Firenze. Immerso nel clima artistico fiorentino, Deredia approfondisce il suo interesse verso il rinascimento. L'intuizione di una dimensione globalizzante dell'essere e dell'universo, alla base della sua visione della vita, si sviluppa e si approfondisce grazie al ritorno alle fonti della cultura del suo paese. Nel suo lavoro emerge con nitidezza la suggestione creativa dovuta all'osservazione e allo studio delle monumentali sfere granitiche prodotte dalla civiltà precolombiana dei Boruca (circa 1.500 anni prima di Cristo), rinvenute nelle foreste pluviali del Costa Rica. Il nome d'arte "Deredia (contrazione di "de Heredia", cioè "proveniente da Heredia") sottolinea, in questi anni, il ritorno dell'artista alle origini della sua cultura come fonte di ispirazione creativa e filosofica. E' considerato uno dei maggiori scultori contemporanei e le sue opere monumentali si trovano nei maggiori musei, ambienti e istituzioni pubbliche in undici diversi paesi di Europa, America e Asia (nelle foto di Tommaso Malfanti alcune delle opere esposte). «Nella mia permanenza a Firenze - spiega Deredia - intuisco che tutto il Rinascimento aveva come riferimento la sfera, il cerchio. Tutte le grandi cupole erano maneggio della sfericità. Ho approfondito i miei studi legati al rapporto stretto tra l'essere e la sfericità ritornando quindi alle sfere precolombiane. Anche Jung nel suo "Psicologia e alchimia" chiarisce il rapporto con la sfericità. La mia ricerca è concettuale, filosofica, per cui non ci sono autori a cui mi riferisco. Mi avvicino di più a poeti, filosofi e scrittori come Garcia Marquez e Carlos Fuentes».
La sfericità, facciamo notare, è il tema dominante delle sue sculture, anche quando il soggetto è una figura umana, una figura femminile dalle morbidissime curve. «Nelle mie opere racconto il concetto di tempo e di spazio. La donna è l'inizio della vita, la sfera, è il ventre della madre che ci porta sulla terra che è, ovviamente, sferica. Siamo polvere di stelle, dentro la sfera c'è la trasmutazione».
Come si svolge il suo lavoro nel quotidiano? «Sono molto metodico perché ci vuole tantissima disciplina nell'arte. Mi sveglio alle 4 del mattino e vado nel mio studio. Poi riposo nel primo pomeriggio e ritorno in studio dalle 2 alle 8 di sera e insieme a me ci sono i lavoratori del marmo e gli addetti alla fonderia. Io lavoro con due fonderie, Mariani e Prato di Pietrasanta, perché, ad esempio ora, contemporaneamente, porto avanti 10-12 scultore che poi andranno in America Latina e Stati Uniti . Poi per diversi mesi vado a lavorare in Costa Rica o nello studio di Miami dove imposto il lavoro». «Ho un rapporto emotivo stretto con il vostro paese - conclude Deredia - qui ho amicizie importanti, però poi ho bisogno di tornare nel mio paese e di viaggiare».
Dopo il grande successo della sua recente mostra a Città del Messico, Deredia prossimamente esporrà a Miami, Houston e Orlando.
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