Il Tirreno

L'assessora regionale Saccardi: ora basta con i macchinari spenti

di Chiara Sillicani
L'assessora regionale Saccardi: ora basta con i macchinari spenti

Stoccata sulla risonanza magnetica ferma. E sui vaccini: chi non li fa non potrà andare a nido e asilo

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MASSA. Certo che, durante la Conferenza dei servizi a CarraraFiere, tira le somme, certo che ad un anno dalla riforma sanitaria regionale e dall’addio alle vecchie aziende sanitarie un bilancio lo stende, certo che ringrazia chi - operatori in primis - il passaggio alla mega Usl lo ha vissuto sulla sua pelle. Poi però va al sodo, ai contenuti, al cambiamento in atto, ai prossimi step, alle leggi in discussione. Perché - chiarisce Stefania Saccardi, assessore regionale al diritto alla salute - la percezione di qualità del nostro sistema sanitario c’è tutta quando si tratta di casi urgenti, patologie gravi. Adesso, però, la sfida è garantire risposte altrettanto efficienti per le casistiche più semplici che - facile dedurlo - sono anche le più numerose. Perché i dati dell’Agenas (l’agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) parlano chiaro: la Toscana è prima in Italia per livelli assistenziali, ma non sempre i cittadini hanno la percezione di quella qualità salvo - spiega la Saccardi - quando valicano i confini e scoprono che da altre parti la sanità se la passa parecchio peggio. Rimane un’evidenza: il lavoro da fare c’è e c’è su parecchi fronti, quello delle liste d’attesa tra i primi. E per tagliarle la Regione - chiarisce l’assessora - ha le sue ricette che non sono «miracolistiche o ideologiche», ma puntano a risposte concrete.

Basta con le macchine pesanti imballate e gli ambulatori a mezzo servizio. Massa Carrara neppure la cita, ma nella grande sala Michelangelo di CarraraFiere agli apuani fischiano le orecchie perché sanno bene di avere una risonanza ad alto campo a “vegetare”, dallo scorso novembre, nel vecchio ospedale. Macchina spenta e 387 giorni di attesa (dato aggiornato a novembre) per una risonanza con metodo di contrasto. L’assessora Massa non la nomina, ma tuona: «Non ne voglio più sapere di macchine pesanti ferme, imballate o accese soltanto per 3 ore al giorno». Insomma, piena operatività della macchine, spesso costosissime, per una bella sforbiciata alle liste. E non si ferma perchè se non ammette il sotto lavoro per i macchinari, non lo ammette neppure per gli ambulatori: «Non si capisce perché certi ambulatori lavorino solo poche ore. Io credo si possa provare a tenerli aperti più a lungo, almeno fino alle 18 o alle 19, direi - si sbilancia - anche fino alle 20. Dobbiamo farlo, altrimenti è difficile affrontare la sfida della qualità di fronte al cittadino. Il rischio è la sfiducia: il paziente, invece, ha bisogno di sentirsi preso in carico». Una presa in carico che si traduce in una maggiore integrazione tra ospedale e territorio: «Il cittadino che non si senta in carico al territorio, si, rivolge all’ospedale». E territorio significa - Stefania Saccardi traduce il concetto - aumentare i posti letto di cure intermedie (per chi esce dall’ospedale ma non è in condizioni di tornare a casa ndr), aumentare i posti letto negli hospice destinandoli non soltanto agli oncologici.

Legge su vaccino obbligatorio per iscriversi al nido... e non solo. Territorio, ma anche prevenzione, sia sul fronte degli screening (quello mammografico è stato esteso alla popolazione dai 45 ai 74 anni), sia su quello delle vaccinazioni. E, visto che il numero di mamme e papà che decidono di non vaccinare i figli è in crescita, la Regione - assicura l’assessora - «sta predisponendo una legge sul modello Emilia Romagna, ma ancora più estesa. Una legge che leghi la iscrizione ai nidi e, speriamo, all’infanzia ai vaccini e non soltanto a quelli definiti obbligatori, ma anche a quelli consigliati. È doveroso per combattere le bufale».

Concorsi e graduatorie. Se il taglio alle liste di attesa è una priorità, è importante che tutte le macchine disponibili siano in funzione e per ore, ma sono necessari anche i medici: «Noi - garantisce la Saccardi - non taglieremo il personale, anzi. Abbiamo stabilizzato i precari e i precari del 118, stiamo chiudendo il concorso per infermieri e stiamo portando avanti concorsi con modalità nuove. Impossibile che quando si propone una destinazione, tutti declinino, chi dice no ad una sede, sempre nel rispetto dell’accordo sulla mobilità, esce dalla graduatoria: scelga la professione privata, noi dobbiamo garantire servizi». Un impegno a cambiare. Adesso la speranza è che quel cambiamento, risonanza magnetica ferma in primis, si traduca in realtà a breve.

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