Il Tirreno

Sanac, vendita al buio. Tremano in 115

Sanac, vendita al buio. Tremano in 115

L’azienda sarà ceduta separatamente da Ilva, salgono i timori per l’occupazione, domani sciopero e presidio in Regione

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Stavolta i politici ci sono al capezzale della Sanac. Assieme agli operai, a impegnarsi per fare fermare un treno che ormai è già partito. Un treno che porta alla cessione del colosso della siderurgia Ilva e che corre su un binario diverso da quello della, conseguente, vendita del gruppo Sanac.

Ricapitoliamo: Sanac è una industria controllata dal gruppo Ilva che fabbrica mattoni refrattari per gli altiforni. E a Ilva destina il 70% circa della sua produzione. In seguito al crollo dell’impero dei Riva e alla crisi del polo siderurgico più grande d’Europa, Ilva è stata messa in vendita, e con essa Sanac. Ma nel pacchetto, conteso fra due grandi gruppi: gli indiani di Arcelor-Mittal e Marcegaglia da una parte e la cordata Del Vecchio-Arvedi supportato dalla Cassa Depositi e Prestiti dall’altra, Sanac non c’è. Le aziende satellite del gruppo sono state scorporate, verranno vendute con un’altra procedura e, saranno con ogni probabilità, acquistate da altri soggetti (sperando che ne trovino).

Il problema sta proprio qui: Sanac oggi ha commesse e lavoro che, nonostante la crisi della “casa madre”, danno occupazione a 115 persone (più l’indotto). Domani, se il suo destino sarà separato da Ilva, tutto sarà più difficile, incerto. Perchè è facile prevedere che l’acquirente di Ilva i refrattari andrà a prenderli da qualche fornitore low cost dell’est europeo o del mercato asiatico. E quel domani – quello della vendita– è sempre più vicino: entro il 31 gennaio, è la notizia che arriva dal ministero del Lavoro, sarà pubblicato il bando di vendita del gruppo Ilva.

Così salgono le preoccupazioni dei lavoratori Sanac, i quali ieri hanno fatto assemblea nel piazzale della fabbrica di via Dorsale (la sala mensa è stata negata dalla direzione) chiamando a raccolta istituzioni e politica locali. Che, a differenza del mese scorso, quando disertarono (a esclusione del sindaco Alessandro Volpi) l’assemblea in municipio, hanno risposto all’appello. Ma, anche, hanno evidenziato una certa impotenza e di essere in ritardo sulla questione. Sì, l’impressione che quel treno difficilmente potrà essere fermato e che il tentativo di parlamentari e consiglieri regionali di scambiare i binari della vendita separata, sarà arduo, è emersa forte nell’assemblea di ieri.

«Certo che abbiamo paura per il nostro posto di lavoro – dice Renzo Cantarelli, dipendente dello stabilimento apuano – qui per salvare Ilva con tutti i problemi che ha, affondano Sanac che invece è un’azienda che funziona».

La richiesta dei lavoratori è dunque di restare nell’orbita Ilva. «Le procedure di vendita devono essere unificate, Sanac deve rimanere la fornitrice privilegiata di Ilva», dice Renzo Bonini della Rsu. Il nodo è come raggiungere questo obiettivo. Domani, a Firenze, si affronterà il tema con il governo regionale. E a Firenze andranno anche i lavoratori, che faranno un giorno di sciopero e andranno con un pullman a fare un presidio sotto il palazzo della Regione.

È il sindaco Volpi a dettare la linea: «Dobbiamo mettere in campo tutte le nostre forze e spingere sul governo, che attraverso i commissari liquidatori guida la partita, per evitare la cessione separata».

Martina Nardi, deputata del Pd, spiega che il nuovo governo Gentiloni non è ancora operativo al 100% ma che «prima di Natale contiamo di avere un incontro con l’esecutivo per portare a Roma la vertenza». Andrea Rigoni, anch’egli parlamentare Dem, rimarca la necessità che «la provincia di Massa Carrara venga riconosciuta come area di crisi complessa al pari di Livorno e Piombino per fare fronte alla disgregazione del tessuto industriale in atto». Sara Paglini, senatrice dei Cinque Stelle, denuncia «il ritardo con cui ci si sta muovendo» e garantisce che i pentastellati «chiederanno conto al ministero di questa situazione».

Una corsa contro il tempo, insomma, per cercare di far sì che Sanac venga ceduta assieme a Ilva o – almeno – per ottenere che rimanga legato saldamente al polo di Taranto attraverso solidi contratti di fornitura. Altrimenti il futuro di questa che una delle ultime industrie apuane, sarà davvero appeso a un filo.

Claudio Figaia

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera