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«Mi sento più sicura dopo questo corso di autodifesa»
A colloquio con le donne che hanno seguito le dodici lezioni: «Io ho sorpreso i ladri in casa, ma adesso non mi spaventerei così»
CARRARA. In Toscana, dal 2006 al 2015 ci sono stati 88 femminicidi, di cui 68 vittime italiane e 20 straniere. «Di questi omicidi, ben il 72% è avvenuto ad opera di chi con la vittima era in una relazione intima presente o passata. Dati che fanno riferimento alla Regione ma che sono perfettamente in linea con i dati nazionali»: queste le parole e i dati portati dall'avvocatessa Laura Del Mancino Responsabile del Centro Antiviolenza D.u.n.a, durante la lezione conclusiva del corso di difesa personale curato dall'associazione Vintage Endas e finanziato interamente dall'Amministrazione. A queste parole fanno eco le parole di un'altra ospite speciale della lezione, la Sostituta Procuratrice Alessandra Conforti della Procura di Massa, che conferma: «La prima causa di morte violenta della donna in Italia e in Europa è la violenza di genere».
Una situazione talmente allarmante che da tempo le istituzioni hanno cominciato ad adottare provvedimenti importanti per cercare di marginare il fenomeno. Ed in questo contesto preoccupante, l'Amministrazione comunale ha pensato di proporre, tramite bando, il corso completamente gratuito "Donne (in) difesa". Il corso era iniziato i primi di ottobre e si è svolto a Carrara alla palestra 2h project in via Roma e a Marina di Carrara alla palestra Atletic Club Carrara in viale Zaccagna, con 12 lezioni di un'ora e mezza ciascuna, una volta a settimana e con i primi 4 incontri dedicati anche ad analizzare l'approccio psicologico alla difesa: «Perché sentirsi sicure è anzitutto un fatto mentale e psicologico» dice infatti la psicologa Elisa Bruci, che si è occupata di questa parte del programma. Un corso che ha avuto come punto di riferimento il maestro di arti marziali Giuseppe Beretti, il quale spiega:«Abbiamo seguito un programma molto ampio, insegnando diversi tipi di tecniche, per stoppare l'avversario e per liberarsi da situazioni di pericolo, come di tentato stupro, rapina o violenza. Abbiamo insegnato loro a bloccare l'avversario per poter scappare».
Un ciclo quindi di 12 lezioni che si sono concluse con gli interventi speciali dell'avvocatessa Del Mancino, la quale ha spiegato le sfaccettature legali della legittima difesa come prevista dal codice penale, perché «E' indispensabile prendere conoscenza dei propri diritti, per capire che ciò che ci viene fatto è reato e perché le donne che subiscono violenza, si convincano a chiedere aiuto» sottolinea lei stessa. La Sostituta Procuratrice Conforti, a sostegno delle parole dell'avvocatessa, ha assicurato che comunque le donne che decidono di sporgere denuncia e di chiedere aiuto alle Istituzioni, non vengono mai lasciate sole ma accompagnate passo passo durante tutto il percorso processuale. Il legislatore, ci spiega sempre la dottoressa, ha voluto una corsia preferenziale per i processi che vertono su questo tipo di denunce.
«Un corso che si è rivelato un esperimento riuscitissimo - commenta Alessandro Bandoni della Commissione Donna per le Pari Opportunità - un piccolo successo con 54 partecipanti, che meriterebbe di essere riproposto, perché ha sicuramente aiutato a crescere».
E l'entusiasmo manifestato dalle partecipanti non lascia dubbi in merito. E' così infatti per Ivana Savoia: «Mi dà sicurezza aver frequentato questo corso, perché quello che si sente raccontare dalle cronache su quanto succede alle donne è preoccupante». Susanna Fortuzzi racconta: «Mi hanno insegnato a calmarmi: se ti calmi riesci a difenderti meglio e a scegliere tra cosa puoi fare e quello che non puoi-dice Susanna, che aggiunge- secondo me questo è un corso che dovrebbe essere portato anche nelle scuole per aiutare contro il bullismo». A Michela Ratti invece è successo di aver sorpreso degli intrusi in casa sua nel cuore della notte: «Allora ho acceso tutte le luci e ho cominciato a gridare-racconta- mi sono spaventata molto, ma adesso con questo corso mi sento più sicura». Carole Peia invece è una ragazza che con i suoi 24 anni abbassa l'età media del gruppo, che si aggira intorno ai 40 anni:«Non ho fatto il corso perché mi sentivo in pericolo, l'ho fatto solo per una questione di consapevolezza -dice- volevo conoscere le mie capacità e poi prevenire è meglio di curare". Al corso c'erano anche Eleonora Vecchione e Camilla Gozzani, rispettivamente madre e figlia. Eleonora spiega perché ha ritenuto importante che anche sua figlia seguisse il corso:«Noi donne di solito non siamo educate alla difesa e invece dobbiamo essere noi le prime a rispettarci: ci deve essere un'educazione di base.Io sono cresciuta a Milano dove c'è una realtà diversa rispetto a Carrara, anche se ho notato anche qui un atteggiamento verbale molto violento, soprattutto tra i giovani. Bisogna educare al rispetto e infatti secondo me questo corso dovrebbe essere fatto seguire anche ai ragazzi».
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