Il Tirreno

Gaia, prove di alleanza tra Arancioni e Pd

di Chiara Sillicani
Gaia, prove di alleanza tra Arancioni e Pd

Firmato un documento unitario per fermare i distacchi. La destra: un inciucio. Il comitato: meglio un atto sottoscritto da tutti

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MASSA. Il consiglio comunale aperto di venerdì su Gaia e gestione del servizio idrico qualche punto fermo lo mette. Riconosce, prima di tutto, che se le fasce più deboli contano oggi su più ampie tutele, è per l’impegno - e la protesta - portata avanti da “Acqua alla gola”. Il comitato almeno la soddisfazione di sentirsi dire che ha contato e ha tracciato la linea, la conquista. Ma il ruolo della protagonista lo gioca la politica, non solo in seno al consiglio, nel dibattito, ma anche il giorno dopo quando i partiti guardano all’esito della seduta. Per la destra il consiglio ha suggellato una più ampia maggioranza, un inciucio tra il Pd, al governo della città, e gli Arancioni che al governo della città ci sono stati e ora siedono nei banchi dell’opposizione. I democratici, i consiglieri arancioni e l’Udc, infatti, ritirano i rispettivi ordini del giorno su Gaia e firmano un documento comune. Quel documento il vaglio delle assise non ce l’ha perché quando si arriva al voto sono quasi le 22 e il numero legale non c’è. Ma l’impegno è quello di approvarlo al prossimo consiglio. Il documento segna un secondo punto a favore del comitato: chiede che sia garantito un minimo vitale. Tradotto: stop ai distacchi per tutti. Ma il documento diventa comunque un caso politico. Stefano Benedetti (Forza Italia) non ha dubbi, sancisce un’unione di forze finalizzata solo a salvare Gaia: «Gli Arancioni sono ex assessori che hanno deliberato l’atto con cui il Comune ha dato in concessione la rete idrica. Quella stessa ex giunta fra qualche giorno potrebbe essere chiamata in causa dalla Corte dei Conti per aver permesso ...un atto illegittimo al precedente gestore il quale, per risparmiare i soldi delle liquidazioni dei dipendenti, li ha trasferiti direttamente in Gaia, senza poterlo fare». Anche per i 5 Stelle la distanza tra il Pd al governo e gli Arancioni che nel 2012 a Gaia hanno ceduto la rete è davvero trascurabile: «Lo sfacelo del sistema idrico - tuona Riccardo Ricciardi in consiglio - è loro. Sfacelo di un modello toscano che impone costi altissimi dell’acqua».

Chi il documento l’ha firmato è invece di altra opinione: per l’arancione Fabrizio Brizzi, l’inciucio non c’è, c’è piuttosto un documento che sposta l’asticella a sinistra, riconosce che «l’erogazione dell’acqua non può essere negata a nessuno», affermando che «le bollette hanno messo in difficoltà molte famiglie» e chiedendo al sindaco Volpi un impegno «per ridurre ulteriormente i costi di gestione della società».

Perché è su quei costi che punta il dito il comitato e con lui Confconsumatori: Francesca Galloni, legale dell’associazione, prende il microfono e mette qualche puntino sulle “i”. Perché - spiega dopo l’intervento di Gaia - i passi avanti compiuti dal gestore a tutela delle fasce deboli sono stati definiti grazie alle richieste del comitato che ha tracciato la strada. Ma di passi avanti - la Galloni ne è certa - ne vanno fatti ancora tanti perché Gaia Spa - e il legale passa in rassegna tutto ciò che non va - «ha il più alto livello di dispersione idrica, pari al 41%; nel 2015 ha promesso investimenti pari a 21 milioni, ma ne ha realizzati soltanto per 8 milioni; ha costi operativi così alti che il 67% della tariffa serve per mandare avanti la macchina».

Una società che costa troppo secondo Francesca Galloni e una errata definizione degli scaglioni: «L’Istat riconosce che il consumo medio pro-capite è di 50 metri cubi annui, se ne deduce che per una famiglia di tre persone il consumo medio è di 150 metri cubi. Gaia, invece, ha fissato a 90metri cubi la fascia di consumo oltre la quale scatta un costo più alto dell’acqua».

Che i costi siano elevati lo riconoscono anche Pd, Arancioni e Udc nel documento condiviso. Anche se i comitati, di fronte a quel documento, i salti di gioia non li fanno perché - spiegano - si aspettavano di più. Loro - chiarisce Galeano Fruzzetti, anima di “Acqua alla gola” - ambivano ad «un documento unitario, sottoscritto dall’intero consiglio comunale». Non solo, si aspettavano che in «quell’atto si facesse chiaro riferimento alla necessità di modificare la legge regionale 69, vale a dire la legge che definisce i bacini di ambito». Da sempre, infatti - per semplificare il concetto - il comitato chiede che siano definite aree di competenza per la gestione idrica più piccole, tali da permetter al pubblico una gestione diretta del servizio.

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