Il Tirreno

Compra l’orologio con assegni scoperti Condannata a 8 mesi

Compra l’orologio con assegni scoperti Condannata a 8 mesi

La donna aveva sborsato diecimila euro senza battere ciglio Truffa scoperta la mattina dopo. Assolte altre due persone

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MASSA. Aveva acquistato quell’orologio per una cifra che sfiorava i diecimila euro senza battere ciglio. Non aveva pagato sull’unghia in contanti, ma con assegni che poi il proprietario dell’oggetto (un caro ricordo di famiglia) ha scoperto essere falsi. In tre erano andati in casa del signore che voleva vendere l’orologio: due donne e un uomo. Hanno ammirato il cronografo, di una marca importante, e hanno dimostrato di essere interessati all’acquisto. Alla fine si sono accordati sulla cifra e hanno detto però di poter pagare soltanto con assegni. E così hanno fatto. Il giorno dopo però si è scoperto che erano falsi. Così è scattata la denuncia per truffa e grazie a un book fotografico è stato possibile individuare i colpevoli. O i presunti tali.

Ma da lì non è stato semplice trovarli, perché erano tornati nel loro paese di origine. Soltanto dopo mesi le forze dell’ordine hanno localizzato Lucia Iannutolo notificandole il suo rinvio a giudizio per truffa. Il processo è iniziato e si è chieso in tempi relativamente brevi, dato che si tratta di un episodio accaduto a Massa nel 2013. La donna è stata condannata dal giudice Alessandro Trinci a otto mesi, con la sospensione della pena. Gli altri due invece sono stati assolti perché di fatto non hanno partecipato al raggiro, hanno soltanto dato un’occhiata all’orologio. La Iannutolo invece ha firmato i dieci assegni di mille euro cadauno che sono stati dati al vecchio proprietario. Il pubblico ministero Marco Rapelli aveva chiesto una pena più pesante per la donna (un anno e sei mesi) e voleva che anche gli altri due imputati venissero puniti per il reato di ricettazione. Ma il giudice Trinci dopo la camera di consiglio è uscito con la sua decisione di proscioglimento per due dei tre e per una condanna meno pesante di quella richiesta dal pm. Anche la difesa della donna è rimasta spiazzata, dato che i legali avevano chiesto l’assoluzione di tutti e tre, L’orologio almeno è stato recuperato, con un sospiro di sollievo visto che era un cimelio di famiglia e visto che il proprietario se ne stava liberando perché aveva bisogno di denaro per sostenere delle cure costose.

Il piano della donna era ben congeniato: per tranquillizzare il venditore però si è presentata di persona e questo le è costato l’identificazione. Anche se il merito è stato della polizia che ha fatto vedere alla vittima parecchie fotografie prima di essere certi della persona da denunciare.Le truffe con l’assegno scoperto sono ormai un classico.

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