Il presidio
«Come è nato l’Atlante delle stragi»
L’Anpi risponde alle polemiche e dice: non spetta a noi trattare sui risarcimenti
FIVIZZANO. Attorno all’«Atlante delle stragi naziste e fasciste» realizzato dall’Anpi è nata una polemica: c’è chi ha sostenuto che l’Atlante sarebbe un’opera “voluta, suggerita e finanziata dal governo tedesco”, per sottrarsi alle richieste di risarcimento dei danni. Esso sarebbe, in sostanza, frutto di un accordo tra la Germania e l’Anpi per compensare e sotituire le richieste di risarcimento dei danni”. Quanto meno l’Anpi non avrebbe speso una parola per dare visibilità e forza alla richiesta di risarcimento dei familiari delle vittime.
L’associazione dei partigiani definisce queste accuse completamente infondate, e «in qualche modo offensive». Perchè, è il fondo della replica che l’Anpi nazionale ci invia, «era semmai lo Stato italiano che doveva trattare con la Germania. Non solo: i risarcimenti avrebbero potuto essere chiesti dai familiari delle vittime, direttamente o con l’appoggio delle loro Associazioni; e lo stesso va detto per quanto riguarda i Comuni. Se c’era qualcuno che non era titolato e non aveva legittimazione ad occuparsi di risarcimenti, era proprio l’Anpi, che in effetti rappresenta solo se stessa e i suoi valori. In realtà l’Anpi si è costituita parte civile in diversi processi per stragi davanti ai Tribunali militari di Verona e Roma, ma non potendo chiedere altro che i propri danni morali, non avendo la rappresentanza né dei Comuni, né delle Associazioni dei familiari delle vittime, né degli stessi diretti interessati. Che cosa ha fatto, dunque, l’Anpi? Ha battuto l’unica strada che le era consentita, quella delle riparazioni».
Quanto all’Atlante esso nasce «anche a seguito di un pregevole progetto predisposto dall’Università di Pisa (con il professor Paolo Pezzino). La proposta piacque al Ministro degli esteri italiano, che la caldeggiò. Nel frattempo, la Commissione storica italo-tedesca, insediata nel 2009, concluse i suoi lavori, con un’ampia ricostruzione e riflessione sulle stragi nazi-fasciste, completandola con alcune “raccomandazioni” (ai governi, ovviamente), fra le quali quella di un “Atlante delle stragi” per poter disporre “di una rappresentazione completa degli eventi bellici, in Italia, tra il 1943 e il 1945”. Decollò così il progetto, diretto dal prof. Pezzino ed abbisognava di ricercatori disponibili a lavorare su un materiale enorme. Occorreva un finanziamento; ed esso fu ottenuto, finalmente, dal Ministero degli esteri tedesco. In seguito, sarebbe stato inserito nel bilancio della Repubblica federale di Germania, anche un finanziamento annuale dedicato ad attività finalizzate al sostegno della memoria ed alle riparazioni. Fondo che poi è stato costituito e sussiste tutt’ora». Poiché i lavori del gruppo guidato da Pezzino, risultarono ancora più complessi del previsto, anche per la necessità di estendere le indagini alle stragi di partigiani avvenute non in combattimento, l’Anpi - con l’Insmli - concorse ad un bando della Presidenza del Consiglio ed ottenne un ulteriore, limitato, finanziamento, con cui l’opera ha potuto essere conclusa, inserita in rete e pubblicata anche in cartaceo. Un’opera altamente apprezzata da studiosi anche stranieri, che l’hanno conosciuta attraverso tre seminari, di cui uno internazionale, sempre organizzati da Anpi e Insmli. Ancora a cura dell’Anpi è stato pubblicato un volumetto, (Carocci editore, 2013) intitolato “Le stragi nazi-fasciste del 1943-45, Memoria, Responsabilità e Riparazioni”. Questo è tutto ciò che è stato fatto; ed è difficile sostenere che l’Anpi tra interventi nei processi, partecipazione agli incontri alla Farnesina, iniziative per sostenere l’”Atlante delle stragi” e per ottenere finanziamenti, non abbia fatto tutto ciò che stava nelle sue competenze e nelle sue possibilità».
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