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«Noi, assediati dai rumori delle segherie»
A Castagnola cittadini esasperati dalle aziende del marmo. Ernesto De Angeli: non viviamo più
MASSA. Assediato dai rumori, una situazione che va avanti dall'estate e che lo ha portato a dire basta, "non ce la faccio più". Il rumore di quattro segherie che ha tolto ogni pace ai residenti delle abitazioni sotto il ponte di Castagnola e li costringe a fare i conti con un ronzio incessante. Come il volo di centinaia di api giganti. Ernesto De Angeli, ex vigile urbano ora in pensione, si è caricato sulle spalle il malessere di un'intera comunità e ha deciso di portarlo fuori dalle case. Ha preso un quaderno e ha raccolto 54 firme per dire stop a quel rumore che da giugno ha tolto il sonno e la pazienza a non pochi. Sono i residenti di via Tecchie, via Aurelia Ovest, via Galvani, via Zecca. Loro hanno già fatto un esposto al comune all'ambiente per mettere fine a questa situazione.
«Io sono qui da sessant'anni, il rumore c'era già prima. Però si avvertiva ma non si soffriva, era una cosa accettabile. Ora ha superato il limite, ci manderanno dallo psicologo e non è normale», si lamenta De Angeli. «Cominciano al mattino alle 7.30 e non finiscono prima dellee 19, uno strazio che dura tutto il giorno. Fanno una pausa soltanto a ora di pranzo ma è una cosa continua. Ormai mi sembra di sentirlo anche quando non stanno lavorando». La ditta che c'era prima, anch'essa una segheria di marmo, faceva molto meno rumore a detta di De Angeli. Il rumore prodotto dalla lavorazione del marmo lo definisce «intensissimo, con delle accelerazioni impressionanti. I decibel superano il limite consentito da 250 metri di distanza». Questo, dice De Angeli, lo ha scoperto facendo fare una misurazione acustica da un privato. «Dove sto io, in via Caldera, lo supera ampiamente. E da altre parti la situazione è anche peggio, io magari sono più lontano». «Hanno cambiato modo di lavorare, prima lavoravano diversamente si vede. Qualche mese fa uno di questi imprenditori è venuto, quello della ditta più piccola, ci ha detto che avrebbe cercato di insonorizzarsi. E in effetti qualcosa è stato fatto, anche se si sente comunque moltissimo rumore. Il problema è che ci sono tutte le altre». Molti di loro lavorano con i telai all'aperto. «Stanno sia fuori che dentro e i residenti hanno avuto contatti sia con i vigili urbani, con il sindaco Alessandro Volpi, l'Arpat e il Comune. Mi hanno detto che sanno tutto e che hanno concesso, un mese fa, venti giorni a uno di loro per mettersi in regola per la situazione del rumore. Noi qui stiamo aspettando tutti, ora vediamo, ma non mi pare che sia cambiato qualcosa. Mi chiedo quale sia la giunta che ha dato questo permesso in una zona residenziale, pare che con il piano regolatore la situazione dovrebbe cambiare ma si sa che tempi hanno queste cose».
Libero Red Dolce
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