Il Tirreno

«Così ho partorito il mio terzo figlio dopo la corsa in auto»

di Cristiano Borghini

Il racconto di mamma Nadia, da Mocrone a Borgotaro: «Possibile che a Pontremoli non ci sia il punto nascite?»

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VILLAFRANCA. Il parto è sempre uno dei momenti più difficili nella vita di una donna, ma sicuramente anche uno dei più belli. Le difficoltà, spesso, sono superate dalla forza di volontà. Se queste, però, diventano ancora più complicate, a causa di fattori esterni, la maternità può diventare una strada tutta in salita. La storia di Nadia Convertino, la donna che nella giornata del primo dicembre ha dato la luce il suo terzo figlio giungendo all'ospedale di Borgotaro, dopo aver vissuto il travaglio in macchina per raggiungere il nosocomio parmense, giusto in tempo per dare l'ultima spinta e fare sbocciare questa nuova vita. La distanza dal punto nascita del Noa l’aveva consigliata a questa scelta leggermente fuori regione.

Ad aiutarli nell'impresa è stata l'organizzazione e la consulenza del suo ginecologo, Fabrizio Benelli. «Il mio secondo figlio - ci racconta Nadia - ha avuto un parto velocissimo, in meno di 40 minuti è nato, quindi ci siamo preparati ad un parto molto rapido ed abbiamo preso accordi con l'ospedale che avrebbe mandato un'ambulanza in caso ci fossero stati impedimenti nel raggiungerlo. La macchina era pronta, caricata con le valigie in previsione di una partenza repentina. Borgotaro è stata una scelta logistica in quanto raggiungibile sia via autostrada sia attraverso il passo del Brattello che mio marito conosce molto bene. Nulla è stato lasciato al caso».

La rottura delle acque intorno a mezzogiorno è stata il principio dell'odissea per la giovane coppia che ha dovuto mettersi subito in marcia. Le contrazioni sono iniziate subito dopo la partenza al bivio che dalla frazione di Mocrone conduce verso il rettilineo di Filattiera. Di lì in poi è iniziata la gara di resistenza di Nadia. «Durante il viaggio ho saputo controllare il panico e gestire la situazione, sono al terzo figlio e quindi ho potuto sfruttare la mia esperienza. Ma una mamma più giovane di me avrebbe avuto i nervi saldi per riuscire ad affrontare uno scenario del genere?». Poi l'arrivo «La prima spinta l'ho data nel parcheggio dell'ospedale di Borgotaro e sono stata subito soccorsa dal personale medico, preparato e gentile. Da lì è stata una corsa, letteralmente, verso la sala parto dove ho potuto dare alla luce mio figlio».

Questa vicenda avrebbe potuto concludersi in maniera infausta: il cordone ombelicale si era stretto intorno al collo del bimbo, forse a causa dei movimenti del veicolo. Fortunatamente non ha indotto nessuna sofferenza fetale, ma Nadia non può fare a meno di chiedersi: «Cosa sarebbe successo con un viaggio più lungo? Chi avrebbe potuto notare, durante il tragitto, questa situazione. Se non avessi predisposto tutto, se ci fossero state code o rallentamenti avrei potuto finire per partorire in macchina, con tutti i rischi del caso, in un ambiente non sterilizzato come quello che può essere un ospedale». «Non è giusto - conclude Nadia Convertino - che chi vive nei territori della Lunigiana debba sobbarcarsi viaggi tra i 40 e i 50 chilometri, queste sono le distanze tra i vari siti ospedalieri di Massa, Versilia e Borgotaro, in condizioni totalmente precarie pregando che non ci siano intoppi durante il tragitto. Non esiste che una mamma si faccia così tanti chilometri, avendo a disposizione un ospedale a Pontremoli, ma che non ha più il punto nascite. Non è possibile che nel 2016 non ci sia nemmeno un punto vista con un'ostetrica reperibile. Borgotaro ha un numero di nascite annuo inferiore a Pontremoli, ma la sua qualifica di ospedale montano, necessario per le frazioni, ha avuto il suo peso nel mantenere attivo il suo punto nascite. Perché non è possibile per la Lunigiana?».

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