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Gli operai della Sanac: «Dateci un futuro»
Sale la preoccupazione per le sorti dell’industria di refrattari controllata da Ilva. Appello alle istituzioni
MASSA. «Noi lavoratori Sanac abbiamo deciso oggi di portare all'attenzione di tutti una situazione che ormai da troppo tempo, si sta deteriorando giorno dopo giorno. Non intendiamo in nessun modo restare passivi né essere capro espiatorio di una mala gestione politica, che sfugge alle sue responsabilità, facendo ricadere sui lavoratori tutti gli errori, le mancanze e l'assenza di una politica industriale». Così i dipendenti dello stabilimento Sanac di via Dorsale lanciano, o meglio rilanciano, l’allarme per il futuro della loro azienda. Sanac ha potenzialità e ha sempre mantenuto livelli qualitativi e produttivi eccellenti. E «non può e non deve essere lasciata morire», dicono i dipendenti, sempre più preoccupati per l’assenza di interlocutori che offrano garanzie e che spieghino le strategie industriali.
L’incontro della settimana scorsa Roma ha confermato che Ilva e Sanac prenderanno strade diverse ( del resto era quello che tutti i lavoratori temevano) e tutti sono consapevoli che il gruppo Sanac, al momento, non è in grado di mantenersi autonomamente sul mercato (il 60% della produzione è infatti destinata a Ilva) «Ci chiediamo quindi – dicono ancora i lavoratori – quanto possiamo andare avanti? Come può mantenersi sul mercato un complesso che non riesce a coprire i costi digestione, di manutenzione delle macchine e degli impianti? Noi lavoratori non ci accontentiamo più di promesse, di assicurazioni verbali, vogliamo, come è nostro diritto, certezze per il futuro e chiediamo alla politica che si faccia carico di trovare, con i giusti interlocutori, le soluzioni ovvie a queste, offrendo finalmente le rassicurazioni per loro futuro lavorativo».
Da qui l’invito a tutti i parlamentari, senatori, consiglieri regionali e sindaci della Provincia, a partecipare all’assemblea che si svolgerà all'interno dello stabilimento SANAC in Via Dorsale 7, Massa, lunedì prossimo dalle 13 alle 15 «per un confronto chiarificatore con tutti i dipendenti e l'impegno da parte di politici eistituzioni a portare in parlamento le loro giuste rimostranze. I lavoratori sanno per esperienza che questi problemi vanno affrontati prima che arrivino ad un punto di non ritorno. Una nuova crisi occupazionale nel nostro territorio renderebbe gravissima una situazione già di per sè difficile».
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