Il presidio
«Mi ha picchiata per anni e ho attacchi di panico»
La figlia della coppia è stata affidata prima alle suore e poi ai nonni paterni Le denunce partirono nel 2007 ma molte le ha ritirate “per amore della piccola”
MASSA. Si è trascinata per anni, tra botte e denunce ritirate per amore della figlia, per finire in un’aula di tribunale. Una storia sbagliata tra una donna e il suo compagno che purtroppo, come in molte storie di violenza dove sono coinvolti minori, ha finito per travolgere anche la vita della loro bambina.
Le botte, racconta la donna, sono partite nel 2007, per la gelosia dell’uomo che cresceva sempre di più, nonostante lui l’avesse tradita con un’altra donna. Più volte, di fronte al giudice, la donna s’interrompe nel racconto, perché la memoria ha cercato di proteggersi, dimenticando gli episodi più dolorosi.
Quando già il rapporto tra loro era finito, nel dicembre del 2008, la donna ricorda come vivesse ogni piccola scelta con angoscia. Non riusciva più a uscire temendo di incontrarlo e di doverne subire ancora la furia.
Una sera d’inverno dunque, verso la fine di quell’anno, si trovò con alcune amiche in un locale. Sperava di passare una serata tranquilla e dopo essersi accertata che l’uomo non si trovava nel pub, si era anche rilassata. Un amico, mentre gli raccontava le sue peripezie, l’aveva anche abbracciata per consolarla.
In quel momento però il suo ex era entrato nel locale e l’aveva subito aggredita, afferrandola tra capelli e maglietta per insultarla. La solita gelosia, stavolta verso l’amico occasionale. Due buttafuori erano intervenuti per fermarlo, fino all’arrivo di un pattuglia dei carabinieri. Anche lì però la donna, dopo aver presentato la denuncia, aveva deciso una volta di più di ritirarla.
Nel 2010 però la donna, da anni affetta da attacchi di panico, ha denunciato per l’ennesima volta l’uomo. Stavolta però ha deciso di dare seguito alla cosa, perché a essere coinvolta era la figlia. Secondo lei, attraverso un disegno, le aveva indicato che l’ex compagno aveva abusato di lei.
Al tribunale dei minori di Genova le perizie degli psicologi stabilirono che il racconto della figlia era stato indotto da pressioni della madre. I due nel frattempo si erano divisi e la custodia della figlia era andata alla madre.
Tutto cambia quando la donna, disoccupata e senza uno stipendio, si trasferisce in un alloggio popolare, insieme a un’altra donna. La bambina però non sta bene con quest’altra presenza e alla fine intervengono i servizi sociali che prima la affidano alle suore e poi la affidano ai nonni paterni. Con l’avallo della madre.
Dopo la denuncia del 2010 comunque si è proceduto d’ufficio e adesso a fare chiarezza nella dolorosa vicenda tra i due dovrà essere un giudice.
Libero Red Dolce
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