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Sicurezza e escavazione, ritmi di lavoro sott’accusa

Sicurezza e escavazione, ritmi di lavoro sott’accusa

Maura Pellegri (Asl): il problema non è la quantità di materiale, ma la velocità L’idea in commissione: sinergia con il Comune per sospendere le cave a rischio

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CARRARA. Una sinergia tra Dipartimento della Prevenzione e Comune di Carrara che porti a definire i casi in cui, davanti a violazioni accertate delle norme sulla sicurezza, l’amministrazione proceda alla sospensione dell’autorizzazione all’escavazione. E’ l’idea emersa ieri in Commissione Marmo dove è stata ascoltata l’ingegner Maura Pellegri, responsabile del Dipartimento della Prevenzione dell’azienda Usl Toscana Nord Ovest. Cristiano Bottici (Pd) presidente della Commissione ha aperto la seduta confermando la disponibilità a inserire un nuovo articolo nel riformando Regolamento degli Agri Marmiferi, da dedicare tutto al tema della sicurezza. L’ingegner Pellegri ha “colto la palla al balzo”, suggerendo una «condivisione delle ragioni per cui interrompere l’attività» tra il suo Dipartimento e il municipio.

«Alcune infrazioni possono mettere in evidenza che in una data cava l’organizzazione del lavoro non ha come punto centrale la sicurezza… in questi casi magari potrebbe essere opportuno fermare l’attività per indagare meglio» ha iniziato la dirigente Asl, suggerendo che in questi casi, su segnalazione del suo dipartimento, il municipio potrebbe attivarsi con la sospensione dell’autorizzazione. La seconda proposta riguarda una casistica più ampia e parte dal presupposto che l’attuale Regolamento degli Agri prevede già lo stop all’attività per ”infrazioni gravi”: «Dobbiamo cercare di definirle con maggiore precisione, lavorando insieme…dobbiamo dire cosa significa “grave”e lo strumento potrebbe essere la verifica del rispetto delle procedure standard» ha spiegato l’ingegner Pellegri. In questi mesi il dipartimento della Prevenzione è impegnato in un delicato confronto con le associazioni datoriali del settore estrattivo proprio per mettere a punto un documento con le regole a cui ciascun cavatore deve attenersi nel corso delle varie lavorazioni.

«Dobbiamo limitare la libertà del singolo lavoratore e standardizzare le operazioni che si compiono in cava» ha precisato Maura Pellegri aggiungendo che praticamente tutti gli ultimi incidenti mortali avvenuti alle cave sono imputabili proprio a manovre non standardizzate. Certo, una volta chiarite nero su bianco le fattispecie per cui su segnalazione di Asl il municipio può sospendere l’autorizzazione, resterà ancora tanto da fare e questo perché, secondo l’ingegner Pellegri, i fronti su cui intervenire sono tanti: «Sulla figura del responsabile della sicurezza c’è confusione: troppe responsabilità sono delegate ai capi cava e poi ci sono professionisti che seguono 15-20 cave contemporaneamente. Questo è inammissibile perché queste figure dovrebbero essere presenti tutti i giorni sul luogo di lavoro». La dirigente Asl ha poi insistito sul tema della conformità dei macchinari, ricordando che le segnalazioni cadute nel vuoto nel lontano 2007, sono state nuovamente inoltrate al governo lo scorso febbraio, affinchè vengano messi al bando tutta una serie di modelli che per quanto muniti del marchio Ce e regolarmente in commercio, «sono una pistola puntata alla testa».

Maura Pellegri non si è risparmiata nemmeno sul tema dei ritmi di lavoro e della “produzione”: «Il problema non è la quantità del materiale estratto ma la velocità e la modalità di lavoro.. si può produrre tanto e farlo in sicurezza» ha ammonito l’ingegnere, spiegando che negli ultimi anni nei bacini estrattivi si è affermato un nuovo e pericoloso trend. «Si tende a tagliare tanto e a lasciare lì i blocchi…a spostarli ci si penserà poi» ha criticato la dirigente Asl sottolineando che le nuove tecnologie permettono tagli sempre più ampi. Tra i suggerimenti dell’ingegner Pellegri anche una riflessione sul rapporto tra materiale estratto e numero degli addetti: «Non ci abbiamo mai pensato ma anche questa è una valutazione da fare» ha concluso l’esperta.

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