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Il Comune vende lo stabile di Riccà Ricorso al Tar
MASSA. È un’eccellenza della ristorazione, uno dei brand del territorio: il ristorante Da Riccà, tempio del pesce fresco e della buona cucina, tre forchettine Michelin, premiato ed apprezzato dalla...
MASSA. È un’eccellenza della ristorazione, uno dei brand del territorio: il ristorante Da Riccà, tempio del pesce fresco e della buona cucina, tre forchettine Michelin, premiato ed apprezzato dalla critica, ha un padrone di casa inusuale perché lo stabile che occupa sul lungomare, prima di proprietà del demanio, è passato, insieme ad altri beni, nelle mani di Palazzo civico. E il Comune ha deciso che quell’immobile non debba rimanere nel suo patrimonio immobiliare. Ha quindi indetto un bando per alienarlo. Insomma, un’asta pubblica per venderlo. Le proposte sono già arrivate e la commissione le sta vagliando. Ma la partita si complica parecchio perché la società che gestisce il ristorante ha deciso di presentare ricorso straordinario di fronte al Presidente della Repubblica.
La società, infatti - così si legge nell’atto di giunta con cui il Comune si costituisce in giudizio - chiede l’annullamento dell’avviso pubblico con cui il Comune, mediante asta, punta a vendere alcuni beni tra cui, appunto, lo stabile che ospita il noto ristorante. Chiesto l’annullamento anche di tutti gli atti collegati all’avviso pubblico, tra cui la determinazione che dà il via libera all’asta. In particolare la società contesta, almeno così emerge in questa prima fase, il passaggio dei beni dalle mani del demanio a quelle di Palazzo civico valutando che in quel passaggio sarebbero confluiti nel patrimonio immobiliare del Comune anche pertinenze che al demanio, secondo Da Riccà, non sarebbero appartenute.
Questione tecnicissima, quindi, quella su cui verte il ricorso promosso dalla società contro l’alienazione dello stabile. Anche se ad ora non risulta che sia stata chiesta anche la sospensiva degli atti emessi dal Comune: non è stato chiesto, quindi, che in attesa della pronuncia sul merito, sia sospesa l’efficacia dell’asta pubblica e degli atti ad essa collegati. Il Comune sta valutando se - come consentito dalla legge - chiedere che il ricorso, piuttosto che di fronte al Presidente della Repubblica, sia discusso, invece, di fronte al Tar.
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