Il Tirreno

«Vita e salute prima dei profitti»

«Vita e salute prima dei profitti»

Presidio di associazioni e cittadini per esprimere solidarietà ai lavoratori in cava

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CARRARA. La gestione della sicurezza in cava come problema collettivo dei lavoratori. E ancora un passo in più: l’avvertire i temi della sicurezza, della salute e dell’ambiente come indissolubilmente incastrati l’uno nell’altro, bene da tutelare dietro una scrivania, alla guida di un treno, in corsia tra i malati o sotto a un blocco di marmo.

“Indifferenti mai!” è lo slogan del presidio che per tutto il pomeriggio di ieri ha battuto via Roma e piazza Farini, con slogan e volantini alla mano in ricordo dei morti in cava, che quest’anno sono stati ben quattro.

Tra gli organizzatori del presidio c’è Gina De Angeli, membro del collettivo Sos (salute organizzazione sanità) e condannata a dieci giorni di carcere, convertibili in una pena pecuniaria, per aver partecipato al presidio di protesta delle lavoratrici della Dussmann nel 2013, le quali protestavano contro la riduzione del personale (e di conseguenza anche delle ore di pulizia dell’ospedale e dei distretti sanitari).

«Abbiamo visto, e qui a Carrara lo vedono ogni giorno, che laddove c’è il profitto non c’è alcun rispetto della vita e della salute delle persone. Per non parlare dell’ambiente, con quello scempio che giorno dopo giorno si compie sulle apuane in nome dei guadagni di pochi. Noi siamo lavoratori che non hanno nulla a che fare direttamente con l’estrazione o la lavorazione del marmo, ma ci è sembrato normale essere qui. L’attacco alla salute e alle sicurezza dei lavoratori sta avvenendo in tutti i settori, nel pubblico come nel privato, alcune volte in maniera esplicita altrettante con espedienti subdoli. Quello che oggi vogliamo ribadire è la necessità di un unione tra i lavoratori e tra le lotte, che sono connesse le une con le altre e destinate alla sconfitta quando si decide di andare soli».

La critica è rivolta anche al presidente della Regione Enrico Rossi: «Io sono un’infermiera e ho visto bene quello che il presidente ha fatto alla sanità. Chiusura delle strutture, orari di lavoro improponibili, tagli, privatizzazione e smantellamento di molti servizi intermedi. Ora non si può credere che queste tematiche siano slegate dalla sicurezza in cava, perché la disattenzione verso il tema si vede in ogni cosa che fa».

Da Viareggio è arrivato invece Riccardo Antonini, il ferroviere che difende le famiglie delle vittime della strage di Viareggio con l’Associazione 29 giugno. «Io fui licenziato per aver violato il vincolo di fedeltà all’azienda. Per essermi schierato, da lavoratore, con chi aveva perso amici, cari e parenti per colpa di una sottovalutazione pazzesca del rischio. Sono qui perché credo che l’argomento non si chiuda in una cava o tra i binari, ma anzi parlando di salute a ogni livello. Ora la speranza per noi è che vengano condannate le ditte che hanno gestito quel treno merci bomba che ha portato via così tante vite. Il disprezzo per le vite di lavoratori e persone è enorme e Viareggio lo dimostra».

Per l’ex consigliere Matteo Bartolini c’è una tema che è stato accantonato nel parlare di sicurezza in cava: la progettualità. «Un tempo si parlava – dice – di piani di bacino, piani all’altezza che comprendessero con cosa si aveva a che fare, invece di frazionare azienda per azienda. Manca un punto di vista complessivo, sindacati, politica e associazioni si accendono a intermittenza». Forse servirebbe un forum cittadino aperto e permanente sulla questione. (l.r.d.)

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