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«La città ha bisogno di musica»
L’amarezza di una lettrice: cancellati festival pianistico e concerto di Natale
CARRARA. «Che la musica non smetta di risuonare a Carrara»: comincia così la lunga lettera aperta di una nostra lettrice, Elena Lorenzini.
«Ricordo bene cosa è stata Carrara solo qualche anno fa, quando era una cittadina al pari delle vicine Sarzana e Massa, con le sue peculiarità, ma con connotati simili, confrontabili- scrive Elena - Ho ben presente la differenza tra ciò che è stata e ciò che è adesso la città essendo nata a Carrara ed avendo vissuto a Lucca per un po' di anni. Sono rientrata a casa tanto fiduciosa che la mia esistenza sarebbe migliorata, ma abituata ad una vita culturale vivace, appassionata e appassionante, vedere quel poco rimasto qui a Carrara è stato un colpo al cuore: teatri chiusi, assenza di stagioni concertistiche annuali di rilievo, assenza totale di rappresentazioni operistiche (ad eccezione di quell'unica estiva ad Avenza). Ho conosciuto Carrara in altri tempi, quando si potevano ascoltare le opere al politeama Verdi, quando al teatro Animosi veniva a suonare l'Orchestra Regionale Toscana… Come si può fare a meno di tutte queste cose? Come si può regredire a tal punto? Unico afflato vitale in questa città agonizzante (oltre ai tre/quattro concerti da camera primaverili organizzati con perseverante passione dal Circolo Musicale La Lugnola) il Festival Pianistico, che proponeva, in questo periodo dell'anno, concerti interessanti, dai programmi inconsueti. Nella presente stagione avrebbe visto la sua quattordicesima edizione, ed è anch'esso sparito dal panorama degli eventi cittadini, improvvisamente, nel silenzio generale, un festival che ha riempito di musica le serate di molti carraresi: un piccolo cammeo di bellezza. Perché di questo si sta parlando: di bellezza, che non è data solo dalle arti figurative, dalla scultura, che forse qui a Carrara parrebbe dover essere di valore predominante. La bellezza viene anche dall'ascolto di un bel concerto: la musica è immediata, ha un carattere universale, smuove emozioni sorprendenti, porta lontano, in alto, altrove, eleva lo spirito».
«Per di più, così facendo, Carrara sarà anche privata del suo concerto di Natale: è come togliere il pranzo di Natale ad una famiglia, ad un bambino il gusto di scartare i regali- prosegue la lettera - Quando si hanno certe cose ci si abitua ad averle fino a darle per scontate: era scontato che in dicembre, all'interno del Festival Pianistico, comparisse un concerto sinfonico da tenersi nel bellissimo duomo di Carrara, a cui veniva dato il nome di "concerto di Natale". Solo per chiamarsi così a me è sempre sembrato un'anticipazione delle feste, un regalo di Natale per tutta la città».
«Non può essere una scelta lasciare la città senza quel concerto, senza il Festival Pianistico, senza musica. Una città costretta, o quasi (la speranza non si è affievolita), a veder morire un festival così ben organizzato e di successo è una città che lentamente muore. La musica, così come l'arte in genere, non è della vita un trascurabile corollario: è la sostanza stessa di cui si alimenta lo spirito di ogni uomo - continua Elena - Si può argomentare che in questi tempi di crisi, di disoccupazione, di terrorismo, di sconvolgimenti politici, di gravi calamità naturali pensare alla musica sia frivolo o un po' fuori luogo, ma io credo che al contrario quanto più la realtà si fa brutta tanto più si abbia bisogno di bellezza. La percezione della bellezza genera serenità, infonde speranza, produce sensazione di benessere e dona nuovi stimoli nell'affrontare le difficoltà quotidiane. Si avverte la necessità di una sorta di compensazione, di conforto, di uno svago dalla routine della vita in misura tanto maggiore quanto più la realtà appare problematica, angosciante, avvilente. Immagino che alla base di questo progressivo impoverimento di offerta culturale ci siano difficoltà economiche importanti, che, in una città con risorse naturali così prestigiose, uniche e molto redditizie, risultano quasi inspiegabili. Fa riflettere ciò che si legge nello stesso articolo: Nella storia di Carrara l'imprenditoria del marmo c'è sempre stata. Per un periodo però si è identificata con la città, ha investito in progetti e idee. Erano dei soggetti privati con un ruolo pubblicistico, diciamo così. La bellezza del posto dove vivevano era di riflesso anche la loro. Allora cosa è accaduto? Perché questa imprenditoria non si identifica più con la città?»
«La nostra città aveva forti tradizioni musicali: al Politeama Verdi nel 1901 è stata eseguita "Tosca" diretta da Giacomo Puccini in persona, evento che segnò così positivamente il prestigio del politeama da rendere il nostro teatro il banco di prova per le compagnie che volevano accedere al Regio di Parma. I carraresi amavano molto la lirica: l'opera, la musica non solo non sono mai mancati (neppure in tempo di guerra), ma volendo rintracciare gli elementi caratterizzanti del nostro territorio per far sì che tutti coloro che lo abitano, a partire da coloro che ne traggono ricchezza, tornino ad identificarsi in questa città è dalla musica che bisogna partire, dalla riapertura dei teatri, dalla proposta di una stagione concertistica degna di questo nome, magari sponsorizzata da qualche azienda carrarese importante che potrà fregiarsi dell'onore di vedere il proprio nome sul cartellone, anche a scopo pubblicitario. La costituzione della Fondazione Giorgio Conti è un esempio del possibile e fecondo connubio tra imprenditoria e arte, ma potrei ignorarne altri, e altri ancora, sono certa, ne verranno».
«L'augurio di Natale per la nostra città: che si trovino fondi per tenere in vita il Festival Pianistico, che con tanta tenacia anche senza teatri è stato portato avanti in tutti questi anni- si chiude la lettera . . Non lasciamolo morire, perché è tenendo in vita eventi come questo che si tiene in vita la nostra città».
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