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«L’ho denunciato e lui mi ha picchiato dentro la doccia»
L’uomo aggredito alla Caritas: «Conosco chi mi ha colpito». Si tratta di un connazionale che aveva cercato di rapinarlo
MASSA. Scroscia l’acqua calda che ti lava via la giornata, ti accoglie per qualche minuto fermando il tempo balordo che scorre fuori dal bagno. Se la gode quell’acqua anche se non è a casa sua Abdeslam El Hloui, che di soldi ne ha pochi e spesso per lavarsi e mangiare è costretto a venire alla Caritas di Cervara.
La sua brutta giornata però lo aspetta dietro la porta, non è scesa tutta per lo scarico. Come in un film, impaziente di saltare al colpo di scena. È ancora frastornato dal piacevole calore Abdeslam quando apre la porta e dall’abbraccio dell’acqua passa alle botte furiose del suo aggressore. Non c’è tempo di reagire, nemmeno di pararsi. Apre, in un lampo lo riconosce e crock, parte un diretto che gli spacca il naso e lo scaraventa a terra.
«Mi ha quasi mandato in comma, ho cominciato a capire qualcosa solo stamattina» raccontava ieri davanti alla Caritas Abdeslam, di fronte ai bagni dove lo avevano aggredito. Il braccio al collo, protetto da una fasciatura ingombrante. Cappuccio in testa, si sposta frenetico per mostrare il bagno dove lo hanno aggredito. Indica il punto dove lo hanno ritrovato gli operatori della Caritas. Steso, in lacrime. Incapace di dire cosa fosse successo.
Ora però ha ripreso il controllo di sè. «Mi torturava, è venuto a picchiarmi perché l’ho denunciato mercoledì scorso». All’inizio è titubante, poi con fatica, per il dolore, tira fuori dal cappotto il foglio della denuncia ai carabinieri di Sarzana. «Non è la prima volta che lo vedo, ma non lo conosco. Ogni tanto l’ho salutato da lontano, poi ha cominciato a prendermi di mira. E alla fine sono andato dai carabinieri per denunciarlo, non ne potevo più». Abbassa gli occhi.
Non sa come si chiama, ma è in grado di descriverlo. Un suo conterraneo, marocchino, di corporatura robusta, alto quasi un metro e novanta. Capelli corti e fare sbruffone. Tante volte lo aveva fermato negli ultimi mesi per minacciarlo e chiedergli del denaro. Tre mesi fa, stanco, Abdeslam era andato una prima volta dai carabinieri per denunciarlo ma aveva rinunciato.
Mercoledì però il suo persecutore c’è andato giù pesante. Lo ha fermato mentre era solo, a Sarzana, e ha tirato fuori un coltello: «Stavolta se non mi dai niente ti taglio la faccia». Spaventato dal passaggio di una volante aveva però mollato la presa, dopo aver colpito Abdeslam con il manico del coltello al finaco. Il quale si era recato a fare denuncia ma, a quanto riporta, era solo e non in grado di provare chi fosse l’aggressore.
Ma non era finita lì. Tornato alla stazione ancora una volta sbucava fuori l’aggressore che lo aggrediva, cercando di picchiarlo. Insieme a un altro connazionale Abdeslam riusciva a scappare, trovando riparo in un bar, avvisando i carabinieri. Da allora in poi nessuna notizia del tremendo persecutore.
«Me lo sono ritrovato davanti al bagno d’improvviso, non me lo aspettavo. Mi ha rovinato, ho il naso rotto, dolori dovunque. Non gli ho fatto assolutamente nulla a quell’uomo, si è accanito contro di me». E, a quanto dice Abdeslam, la sproporzione è notevole. Un uomo robusto di 30 anni che aggredisce, senza preavviso, un signore di 60 anni appena uscito dalla doccia.
«Qui la situazione in genere è calma – spiega Enzo Pucci, gestore della Caritas – noi cerchiamo di evitare gli alcolici per evitare che l’atmosfera si riscaldi. Qualche insulto ogni tanto vola, ma restiamo nel verbale. Non ci sono grandi tensioni. Stavolta, come scopro ad ascoltarlo, si è trattato di qualcosa che si portavano da fuori».
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