Il Tirreno

«Il mio grazie a Carrara: ho sentito tutto il suo calore»

di FRANCESCO GABBANI
«Il mio grazie a Carrara: ho sentito tutto il suo calore»

Francesco Gabbani ha scritto per noi questo testo in cui riassume il 2016 d’oro, partito con Sanremo «Mi avevano chiesto di trasferirmi a Milano, ma in terra apuana mi nutro del suo spirito emozionale»

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di FRANCESCO GABBANI

Il periodo natalizio si presta bene allo scrivere una "letterina". Così, ho deciso di prepararne una per ringraziare tutti quelli che in quest'anno mi hanno regalato più di quanto potrebbe mai portarmi Babbo Natale. Approfitterò, così, anche per farmi conoscere un po' meglio.

Quando si chiude un anno si è portati a fare dei bilanci e questa "annata", per me, ha prodotto davvero un raccolto incredibile.

Si può dire che il mio 2016 sia iniziato nel 2015: era novembre e venni promosso alla finale di Sanremo Giovani. Passai le scorse festività natalizie mentalmente già proiettato verso quella realtà, senza però mettere in conto ciò che sarebbe successo di lì a poco.

Sanremo. Il Festival per me ha rappresentato una rinascita artistica. Ci avevo provato altre volte, raccogliendo delusioni e iniziando a pensare che il mio ruolo, nella musica, sarebbe stato quello di autore per altri artisti. Tornare a Sanremo mi ha permesso invece di rimettermi in gioco, quando forse non ci credevo più, di essere giudicato e infine apprezzato. Ho dovuto ricominciare a prendere le misure con me stesso, per pensare alla mia dimensione artistica: la mia interfaccia visiva assumeva una nuova importanza, valutabile dagli altri, ma anche da me stesso.

Mettersi in gioco. Piacerò? Piacerà quello scrivo? Piacerà come lo interpreto? Gli interrogativi che mi ponevo erano molteplici e sono felice di aver trovato la forza di cercare le risposte, esponendomi al rischio di nuove delusioni, ma investendo nella possibilità di avere delle gioie impreviste. A Sanremo è andata bene e da lì ho preso ad essere riconosciuto per strada. Questa notorietà, però, non l'ho mai usata per "pavoneggiarmi", ma piuttosto come una prova del nove per valutare come mi percepisce la gente, per comprendere meglio me stesso.

La prima volta che ho realizzato che qualcosa fosse cambiato si è verificato tornando a casa in macchina proprio da Sanremo, "consacrato" dal grande potere della comunicazione che un evento canonico come il Festival reca con sé. Ma il cambiamento era solo fuori dall'abitacolo dell'auto, non dentro di me.

Io avevo sempre sentito e sperato di essere un cantante, ma da quel momento lo avevano scoperto in tanti.

Evviva la routine. Da Sanremo in poi c'è stato un crescendo di soddisfazioni, con un tour, tante collaborazioni (Anastacia, Renga, Celentano, ecc.), ma anche un po' di nostalgia di casa. Mi è mancata la mia quotidianità e quella sana routine capace di darmi ritmi precisi, che quando la vivi sogni qualcosa di diverso, ma quando non ce l'hai più, ti manca incredibilmente. Viaggi, trasferte, dormire in un letto diverso ogni sera: mi avevano anche chiesto di trasferirmi a Milano, per ragioni di opportunità, ma chi vive in una terra come quella apuana trova in essa quello spirito emozionale che nutre la mia sensibilità e che probabilmente non potrei avere trasferendomi in una metropoli. Mi sento affine ad alcune filosofie orientali: mi piacciono i ritmi naturali, camminare nei boschi, andare in bicicletta. La mia routine era fatta anche di tutto questo. La vita d'artista ha provato a scombussolare i miei equilibri, ma il mio intento è conservare certi valori.

L'affetto reciproco con Carrara. L'affetto di Carrara, in questo 2016, mi ha stupito. Doppiamente stupito. Si dice che "Nemo propheta in patria", nessuno è profeta a casa sua. Invece Carrara, a volte ruvida e chiusa, è stata capace di farmi sentire tutto il suo calore, ritrovandosi unita e vicina a me, che in quel momento stavo rappresentandola agli occhi dell'Italia.

Sono stato orgoglioso di questo onere e spero che i miei concittadini siano stati orgogliosi di me.

La soddisfazione di avere visto piazza Alberica stracolma e viva, per il concerto di fine Agosto, mi ha commosso. Io sono affezionato al centro storico, perché è lì che sono cresciuto. Mi piace viverlo, respirarlo e mi dispiace constatare che sia un po' abbandonato. Mi piacerebbe far capire alle persone che l'unico modo per far rivivere Carrara è proprio il viverla, non scappare altrove a passare le domeniche. Bisognerebbe animarla, sentendosi alla moda anche quando si passeggia nei nostri borghi e non solo quando si va in Versilia; proprio come abbiamo fatto durante quella festa-concerto, dimostrandoci tutti assieme che quando vogliamo fare le cose, possiamo e sappiamo farlo.

Il futuro. Cosa mi aspetto dal futuro? Vorrei riuscire ad avere di nuovo una quotidianità equilibrata, indispensabile per far sgorgare la mia espressività musicale. Mi piacerebbe poi che chi ha iniziato a seguirmi nel 2016 continuasse a farlo, in quella che sarà la mia evoluzione artistica. Nel frattempo, auguro a tutti un periodo festivo ricco di cose belle, con un abbraccio sincero e sentito.

Grazie di cuore a tutti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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