Il Tirreno

«Ricordare la guerra per apprezzare il valore della pace»

di Francesca Vatteroni
«Ricordare la guerra per apprezzare il valore della pace»

La conferenza del generale carrarese Massimo Panizzi in occasione della mostra sul primo conflitto mondiale

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CARRARA. C'era la sala gremita a Palazzo Binelli, in occasione del ritorno a casa di un illustre concittadino, il Generale di Divisione degli Alpini Massimo Panizzi, in servizio a Bolzano, ospite della Mostra "Carrara nella Prima Guerra Mondiale", appena conclusa a Palazzo Binelli e organizzata dall'Associazione Ex Studenti del liceo classico Repetti, liceo dove lo stesso Generale ha compiuto gli studi. Molti Alpini in congedo, con calzato in testa l'inconfondibile cappello erano seduti tra il pubblico, assieme al Vice Sindaco Fiorella Fambrini, all'assessora Giovanna Bernardini, ai più alti ufficiali del corpo della Marina Militare e dell'Arma dei Carabinieri di stanza nel nostro territorio e soprattutto assieme ai vecchi amici e conoscenti.

«Commemorare la Grande Guerra è doveroso e serve a mantenere viva nelle nuove generazioni una coscienza collettiva sulle radici dell'identità nazionale» ricorda il generale Massimo Panizzi nel suo intervento.

Conquista la platea, l'analisi di quanto successe e delle conseguenze che portò quella guerra, resa da chi indossa una divisa e che non trascura, anzi si sofferma sugli aspetti non solo militari e tecnologici, come l'invenzione dei prefabbricati di montagna poi mutuati nell'uso civile o le "vie d'acciaio" che diventeranno le teleferiche turistiche, ma anche gli aspetti sociali e culturali. Una illustrazione ricca di immagini suggestive e di riferimenti culturali, come quando Panizzi si sofferma nel raccontare del poeta-soldato Giuseppe Ungaretti, che trova ispirazione per le proprie poesie dalla sua esperienza in trincea che lo condizionò per tutta la vita; Ungaretti infatti, racconta Massimo Panizzi, fu soldato a San Martino del Carso e proprio lì vicino, nel paese di Castelnuovo, esiste una villa, ora di proprietà di una nobildonna inglese ma che all'epoca era stata trasformata in ospedale da campo, nel cui grandissimo parco esistono ancora quelle trincee dove Ungaretti combatteva e scriveva i suoi versi rimasti a noi per sempre: "Un'intera notte buttato vicino a un compagno...", cita a memoria Panizzi. E non solo Ungaretti, anche Gadda era un ufficiale che fu fatto prigioniero a Caporetto e dalla cui penna nacque la testimonianza "Giornale di guerra e di prigionia"; e poi tante altre opere letterarie di scrittori italiani, francesi e inglesi che con i loro scritti hanno contribuito a ricordare quell'esperienza, influenzando per sempre il mondo della letteratura e della cultura. Per questo motivo anche il Cinema ha parlato di quella Prima Guerra mostrando le cicatrici riportate dal nostro Paese e Massimo Panizzi, tra i moltissimi film, come "La Grande Guerra", il francese "La Trincea" o "Addio alle Armi", ricorda e raccomanda un film in particolare: "Fango e Gloria", «Dove sono stati usati chilometri di pellicola dell'Istituto Luce rielaborati, normalizzando la velocità e ridefinendo i colori e quindi attualizzati, restituendo immagini di grande impatto» assicura il militare. L'intervento di Massimo Panizzi, fa un esame a tutto tondo della Prima Guerra, spiegando come attorno alla sofferenza dei feriti, spesso permanenti, nacque una solidarietà che poi diventò sistema: "Ecco che il Paese comincia a diventare Sistema-Paese» sottolinea Panizzi che racconta anche di come il culto della memoria, indispensabile all'epoca per ricreare coesione e ricostruire moralmente un Paese distrutto da una guerra che fu talmente cruenta, tanto che nei campi di battaglia si arrivò a contare fino a 7 morti ogni metro quadrato, venne però poi strumentalizzato dai nazionalismi che arrivarono dopo. «La Pace è un bene comune ma non è un bene scontato - ricorda a tutti Massimo Panizzi - e noi abbiamo il dovere della memoria e di riappropriarci di quel passato, nel nome e nel rispetto di chi ha combattuto ed ha perso la vita, come quella generazione perduta dei mitici ragazzi del '99, per garantire a noi una vita migliore».

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