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Scontro Nardi-Volpi, è bufera nel Pd

Scontro Nardi-Volpi, è bufera nel Pd

La deputata: il sindaco avrebbe dovuto esporsi e schierarsi. Il primo cittadino: parlamentare in preda ad una crisi di nervi

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MASSA. Ne è passata di acqua sotto i ponti dagli anni, non troppo lontani, in cui sedevano fianco a fianco nella giunta Pucci. Adesso che sono pure coinquilini in casa Pd, Alessandro Volpi e Martina Nardi se le dicono di santa ragione. Certo, che tra i due non corresse buon sangue era cosa nota, ma le dichiarazioni al vetriolo che si scambiano oggi sono l’evidenza di un partito democratico in cui volano gli stracci.

La miccia sono il referendum costituzionale e le dichiarazione della Nardi poche ore dopo il voto: l’onorevole, impegnata in prima persona a sostegno del Sì, ammette la sconfitta e si concede un’analisi sul partito e sulla dirigenza locale. «Il Pd non può essere governato - è la dichiarazione che rilascia alle mezzanotte di domenica - da politici che si sono spesi per il No, che non hanno alcun interesse a rappresentare il partito. Nella sera dell’esito referendario la sede di via Dante è chiusa, il comitato per il Sì è riunito nel mio ufficio. Questa è una situazione intollerabile». Ci sono quelli che hanno remato contro, secondo Martina Nardi, e quelli che con il loro silenzio, hanno espresso un voto senza alcuna utilità e in quella categoria include anche il sindaco Volpi: «Il suo voto non ha contribuito a spostarne altri». Ma per l’onorevole un primo cittadino «ha il dovere civico di sbilanciarsi». E siccome Volpi non lo ha fatto, la Nardi arriva a proporre ai consiglieri democratici che hanno sostenuto il Sì di sfiduciarlo. Poi il riferimento al re travicello, protagonista della favolo di Fedro in cui Zeus, per calmare le rane in uno stagno, invia loro un re che niente altro è che un legno che galleggia, inerme sull’acqua.

La risposta del sindaco Volpi non si fa attendere e i toni sono forti: «È evidente - esordisce il primo cittadino con una nota stampa - che l’onorevole Nardi sia finita preda di una crisi di nervi dopo l’esito del risultato del referendum a cui, evidentemente, ha attribuito i caratteri del giorno del giudizio. Come al solito, non ha perso l’occasione di impartire lezioni, trascurando evidentemente i ruoli che proprio la Costituzione italiana attribuisce ai sindaci».

Poi il sindaco spiega come intende quei ruoli e motiva la sua scelta di non esporsi sul referendum: «Io ho sempre pensato che il sindaco debba essere la guida di una comunità e che, come tale, debba impegnarsi nell’attuare il programma elettorale sulla base del quale è stato eletto. In tale veste non può essere il sindaco di una parte, ma - prosegue - deve adoperarsi per interpretare il più complessivo senso di appartenenza dei cittadini del Comune che amministra. Spesso è molto difficile farlo, nonostante l’impegno di intere giornate, ma questo è il nostro dovere quotidiano. Di fronte all’indebolimento di altre istituzioni e ai sempre più marcati rischi di accentramento delle funzioni, dalle aree vaste alle autorità uniche regionali, i sindaci sono rimasti l’unica realtà direttamente a contatto con il territorio e dunque - Volpi conclude la riflessione sul ruolo del sindaco - non possono interpretare la loro funzione al servizio esclusivo del partito a cui sono iscritti. Vorrei aggiungere che non mi è mai piaciuta la politica dei proclami, degli annunci, delle sparate e tantomeno quella delle “sparatorie” all’interno di un partito che dovrebbe tentare di essere inclusivo e non certo escludente».

Poi la stilettata finale: «All’onorevole Nardi, poi, suggerisco di lasciar perdere le citazioni storiche perché la favola del re travicello è popolata di “rane” destinate ad una pessima fine proprio per aver richiesto un re decisamente autoritario». E si riferisce al finale della favola di Fedro in cui Zeus, visti gli scarsi effetti di un re travicello cui le rane non obbedivano, spedisce nel loro stagno un re serpe che comincia a divorarle una ad una.

Botta e risposta davvero secco e l’evidenza di una frattura netta sotto il tetto del partito democratico.

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