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Il “no” delle statue alle morti in cava e alla marmettola
La notte del referendum le sculture si ornano di striscioni. Sul Gigante le parole di don Raffaello: no ai marpioni
CARRARA. Nella capitale del marmo e della scultura, nella città dove Michelangelo Buonarroti sceglieva il materiale per i suoi capolavori, succede anche che le statue prendano l’abitudine di parlare. La prima volta era accaduto lo scorso febbraio, con un sorprendente exploit che attraverso una serie di cartelli appesi nottetempo alle statue del centro città aveva dato voce, con una forma nuova e ironica, alle proteste post alluvione, alle critiche sulla gestione del lapideo e in generale alla linea politica dell’amministrazione carrarese. Nella notte tra domenica e lunedì, è successo di nuovo: sulle sculture sono apparsi nuovi "messaggi", dichiaratamente ispirati al tormentone referendario appena concluso. Una serie di cartelli, "spuntati" poco dopo la mezzanotte, evidentemente realizzati - da ignoti - prima ancora che l’esito del voto fosse reso noto e tutti incentrati sul motto di “Io dico NO a…”.
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E così passeggiando per Carrara, domenica notte, si aveva la sensazione di leggere un fumetto “in 3 D”, dove a parlare non erano i consueti eroi attinti al mondo della fantasia, ma personaggi storici e grandi artisti, desiderosi di dare sfogo alle loro riflessioni sui temi più scottanti dell’attualità cittadina. Ma cosa hanno detto, esattamente, ieri notte le sculture carraresi? A farla da padrone è stato ancora una volta il tema del lapideo a iniziare dal delicato argomento della sicurezza sul lavoro. Tre le sculture che dopo la quarta vittima del marmo in undici mesi, hanno gridato il loro “no” ai morti in cava: si tratta del monumento al sindacalista Alberto Meschi, in piazza D’Armi (attualmente in fase di restauro, il cartello è stato apposto sull’impalcatura), quello ai caduti del marmo in piazza San Francesco e infine la Beatrice di piazza Alberica. In piazza Matteotti il Cinghiale e il Cavallino (due copie che riproducono gli originali di Pietro Tacca) hanno detto no rispettivamente ai fiumi di marmettola e alle Apuane nei dentifrici.
Giordano Bruno da piazza D’Armi e Giuseppe Mazzini da piazza dell’Accademia si sono "schierati" contro il nero alle cave, mentre la scultura di Pietro Tacca all’angolo tra piazza D’Armi e via Verdi e la Frine di largo XXV aprile con tanto di lutto al braccio per l’ultima morte in cava hanno detto “no” ai Beni estimati. Il Gigante di Piazza Duomo - citando una recente intervista che il parroco della chiesa retrostante, Don Raffaello, ha rilasciato al nostro giornale - ha “preso le distanze” da «satrapi e marpioni» mentre sulla facciata del Supercinema di via Verdi, è apparso un «no alle cave del Sagro» rivolto evidentemente al commercialista Lucio Boggi, consigliere comunale e provinciale in quota Pd che un paio d’anni fa presentò un progetto di riqualificazione della sala cinematografica (mai realizzato) “chiamato in causa” in quanto amministratore di una delle ditte che scava nella zona del Murlungo.
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Ma le sculture non hanno “parlato” solo di gestione del pianeta lapideo. La “Moretta” di via Rosselli ha detto no «alle indecenze di questa amministrazione» mentre l’elefantino di piazza d’Armi si è schierato contro «chi dice che non si sente responsabile» con una chiaro riferimento alla frase pronunciata dal sindaco Angelo Zubbani davanti alle migliaia di persone scese in piazza l’8 novembre 2014 per protestare contro l’alluvione. E proprio contro il pericolo idrogeologico ha tuonato Pellegrino Rossi, in piazza D’Armi, con un cartello contro «l’incubo alluvione».
La Sirenetta di via Carriona, posta a mare del ponte della Bugia e del Mulino forti, ha “protestato” non a caso contro «l’abbattimento dei ponti storici» situati a qualche metro di distanza. La contestazione poi è finita anche sulle pareti di alcuni edifici particolarmente “travagliati” della nostra città: sulle recinzioni che delimitano i cantieri del Teatro degli Animosi e del Politeama è comparso un «no a cinema e teatri chiusi» mentre sul pannello che protegge il cancello crollato del sottopasso della primaria Saffi (era lo scorso maggio), campeggiava la scritta «No alle scuole insicure». I cartelli “spuntati” tra domenica e lunedì erano in tutto una trentina: quelli sopravvissuti alla pioggerella notturna hanno avuto giusto il tempo di guardare le prime luci dell’alba, salvo poi essere rimossi dalle autorità competenti.
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