Il Tirreno

Serve una casa per la famiglia di Grace

Serve una casa per la famiglia di Grace

Il papà della bimba nata al Sacro Cuore non dovrà tornare a Treviso. L’appello di Casa Betania

2 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. Accordo fatto tra La Prefettura di Massa-Carrara e quella Di Treviso. Papà Friday Osubuohien e famiglia non dovranno tornare nella caserma di Oderzo dove l’uomo viveva con altri 500 richiedenti asilo. Adesso però serve una casa per la piccola Grace e il suo fratellino Godwin. Buone notizie quindi per la piccola Grace, la bambina nigeriana nata il 18 novembre mentre era ospite con la mamma Faith e il fratellino Godwin dell’Istituto Sacro Cuore di Carrara. Il papà, lo ricordiamo, è approdato in Sicilia su un barcone, lo scorso ottobre, dopo un viaggio di cinque mesi attraverso l’Africa: insieme a lui la moglie Faith, 20 anni incinta, e il loro primogenito Godwin che compirà due anni a febbraio. Subito dopo lo sbarco la famiglia è stata costretta a dividersi: la mamma e il bambino sono stati ricoverati in ospedale e poi destinati a Carrara mentre il padre è stato trasferito in una struttura per soli uomini nel trevigiano. Dopo una lontananza di 15 giorni, senza avere l’uno notizie dell’altro, a seguito della nascita della loro seconda figlia, Grace, venuta alla luce al Noa il 18 novembre, Friday e Faith si sono ritrovati, grazie all’aiuto dell’associazione Casa Betania. Una felicità in parte rovinata dall’obbligo per Fraday di tornare alla sistemazione assegnatagli dalla prefettura, a centinaia di chilometri dalla sua famiglia. Dopo l’appello dalle pagine del nostro giornale e l’impegno di Casa Betania, le due istituzioni si sono accordate concedendo all’uomo il permesso di restare a Carrara. «Adesso dobbiamo assolutamente trovare loro una casa» spiega Sara Vatteroni, che segue per l’associazione il caso della famiglia Osubuohien. Friday attualmente è collocato presso una struttura Caritas di Carrara, Faith e i due bambini sono ospiti dell’Istituto Sacro Cuore. L’obiettivo è però quello di riunirli tutti sotto lo stesso tetto: «Serve una casa, anche piccola, ma idonea ad ospitare questa famiglia. Spero che i nostri concittadini si facciano avanti e si dimostrino solidali» auspica Sara Vatteroni, precisando che il contratto di locazione e anche le bollette per le forniture dei servizi potranno essere intestati a Casa Betania che, oltre ad assumersi gli oneri per queste spese, è disposta a siglare anche un’assicurazione.

«Un certo tipo di informazione alimenta paure e timori infondati. La nostra associazione non mette 20 profughi in un monolocale, – afferma accorata la Vatteroni - le inseriamo in un percorso di integrazione che oltre al sostegno economico prevede la presenza quotidiana di mediatori culturali». Arriva quindi un appello alla comunità apuana: «Capisco la paura e lo scetticismo ma Casa Betania esiste anche per questo, siamo dei professionisti e vogliamo aiutare la famiglia Osubuohien a costruirsi una nuova vita nel nostro paese».

(c.ch.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera