Il presidio
I gemelli Ianni: sempre uniti sì, ma non al referendum
Nino e Giuseppe, dopo una vita di militanza insieme, si sono divisi (col sorriso). Nino: «Testa dura, è innamorato di Renzi». Giuseppe: «Lui vota coi fascisti»
MASSA. Quando erano piccoli – «braghe corte e un gran crocefisso al collo» – hanno vinto il premio Topolino per i gemelli più belli. «Adesso non si direbbe, ma eravamo bellini a quei tempi. Ora siamo più brutti. Lui più di me», ride Giuseppe Ianni. Si sfottono, si punzecchiano e se ne dicono di tutte i colori. «Il titolo te lo do io: finisce in rissa incontro tra due fratelli», dice Nino Ianni. «E fosse la prima volta» fa rassegnato Giuseppe. Sul referendum si sono divisi per la prima volta, dicono, anche se in una vita di militanza insieme ne le differenze ci sono state. Quando gli chiedi perché la pensano diversamente esclamano additandosi: «È lui che ha cambiato idea!». Giuseppe lo vedi in bici in città e fustiga quello che non va. «Anche l’altro giorno, ’sti artisti, sono andati a fare la performance in piazza e si sono messi a dipingere e hanno lasciato un casino ». Una vita in fabbrica, 38 anni in tuta al Pignone. «La raffineria che ha bruciato giovedì a Pavia - racconta – l’ho costruita io». «Ma che c’entra con il referendum», lo riprende Nino. Profilo più istituzionale, ex assessore e ora presidente dell’Anpi. «Vabbè su quello che c’è da dire, ormai voti coi fascistoni», lo stoppa Giuseppe. «È meglio che non ne parliamo, che lo mando aff....», rassegnato Nino. È la politica in famiglia, quella che divide e infiamma. Una divisione che ha un precedente noto: quello tra i fratelli gemelli, Sandro e Guido Ruotolo, entrambi giornalisti: il primo per il No, l’altro per il Sì. Poi, a urne chiuse, tutti attorno a un tavolo. «Verrà lui da me – scherza Giuseppe – come ogni domenica. I ne busse mai coi pè». Non bussa mai coi piedi, perché le mani sono vuote. «E vabbè, stavolta ti porterò un gelato. E la Costituzione», sorride Nino (l.r.d.)
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PER IL NO - «La Costituzione mi piace così com’è, Renzi delude»
«Alla riforma voterò no perché a me la costituzione piace così com’è, scritta bene e antifascista. Queste proposte di modifica non mi piacciono, è una proposta che non va bene. È una riforma che limita la democrazia, che rende il parlamento secondario e lo allontana dai cittadini. Non voto no perché, come dice mio fratello, sono contro Renzi. A me di Renzi mi frega poco, l’ho persino votato. E ho sbagliato». Nino Ianni, presidente dell’Anpi, non ha dubbi su come voterà domenica al referendum. Un no a questa riforma che non lo convince, che non sente in linea con il suo passato e la sua storia
Durante la campagna si è molto speso per il no, organizzando parecchi eventi in città e nei dintorni per convincere le persone a votare no.
L’unico che non ha convinto è il fratello ribelle. «Ha la testa dura, che gli vuoi dire a quello lì. Ormai ha deciso, si è innamorato di Renzi. Di sicuro è lui che ha cambiato idea», fa serio.
«Sono per la democrazia e voglio partecipare al voto e voglio eleggere il Senato. Io gli dico a mio fratello che Renzi ha diviso sinistra e sindacato, e bisogna votare contro come abbiamo fatto con Berlusconi».
Ricorda una volta che disse no a suo fratello? «Certo, ero assessore e lui pretendeva di gestire l’impianto sportivo. Gli dissi no. Come farò domenica. Sì glielo dico ogni giorno, è mio fratello», conclude Nino.
PER IL SI' - "Non sono un traditore. Voglio un’Italia più stabile»
«Nell’Anpi ci siamo tutti e due. Io però voglio un paese migliore, lui è ancora nelle vecchie istituzioni, c’è sempre stato dentro e c’è ancora. Con il voto sì avremo un governo più stabile, meno senatori e leggi che non avranno bisogno di anni per essere approvate. Quella sugli omosessuali ci ha messo 30 anni più degli altri paesi europei. Io non ho cambiato idea, io sono convinto che bisogna cambiare, non rimanere ancorati al vecchio».
Giuseppe Ianni non ci sta a farsi dare del traditore, la sua iscrizione all’Anpi, che si è schierato per il no, la rivendica a ogni piè sospinto. Per lui dire no significa dire no al cambiamento, dire no alla sua storia del passato.
«Credo credo anche io nelle istituzioni e voglio un paese migliore. Lui dice di crederci come me ma se lo pensa veramente dovrebbe votare sì», dice rivolgendosi al suo gemello. «Io ho visto quelli di Casapound e di Forza Nuova tirare già uno striscione dalla Prefettura per il no. Non si possono avere compagni di viaggio come questi», dice rimproverando gli avversari.
Ricorda una volta che disse no a suo fratello? «Quando voleva per forza la mia Moto Guzzi per andare in vacanza. Non gli do neanche una bicicletta in mano a lui. Ma poi sì glielo dico sempre, quando ne ha bisogno. Si può dire no a un gemello per cosa, scusate?»
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