Il Tirreno

Lettera degli ex Eaton: «Accordi non rispettati»

di Manuela D’Angelo
Lettera degli ex Eaton: «Accordi non rispettati»

La rabbia dei lavoratori: prima era una passerella di politici, oggi sono scomparsi «Qualcuno dovrà guardarci in faccia e dirci che era una sbornia di democrazia»

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MASSA. Ve li ricordate gli operai Eaton? Quelli che furono liquidati da una azienda apparentemente solida in poco meno di tre giorni, che scesero in piazza centinaia di volte, fecero lo sciopero della fame, si legarono ai cancelli della loro fabbrica, occuparono l’autostrada e videro passare dalla Eaton istituzioni di ogni regione, e località, sentendoli recitare decine di promesse.

Oggi, gli ex lavoratori Eaton prendono carta e penna e scrivono una lunga lettera perché sono rimasti a guardare e ad aspettare e «adesso non si può più. La vicenda è più che nota- scrivono gli ex operai - ma il tempo che si è allungato a dismisura, unito ai bisogni di chi deve per forza di cose arrangiarsi per sopravvivere, sono fattori che hanno favorito il lento, ma inarrestabile declino di una lotta che era stata nobile e allo stesso tempo esempio per tutto il territorio. Le conquiste ottenute da quella lotta- continua la lettera- avevano portato l’attenzione massima sui lavoratori, accendendo speranze in una parziale risoluzione del problema occupazionale, tramite un accordo tra il nuovo imprenditore e i rappresentanti dei lavoratori, con le istituzioni a far da garanzia».

Gli ex operai si riferiscono alla proposta dell’imprenditore Emilio Ricci che firmò con Regione e sindacati un accordo per la reindustrializzazione dell’area ex Eaton, acquistando terreno e capannoni dagli americani a prezzi vantaggiosi e promettendo il reintegro di parte delle maestranze. «Anche se il numero di rioccupati non soddisfaceva in toto le esigenze reali- spiegano gli ex Eaton- 72 posti di lavoro erano pur sempre un risultato tutt’altro che negativo. Purtroppo la verità, oggi, è all’opposto e i numeri non mentono. Si contano circa 15 addetti ex Eaton - si legge sempre nella lettera - inseriti in Iglom dalla lista che l’imprenditore aveva consegnato al sindaco di Massa il 13 settembre 2015, più altre 7-8 unità pescate fuori da questa lista e poi altri assunti inseriti fuori dal bacino ex Eaton». Ma questi non erano gli accordi: «Adesso la domanda è una sola- si chiedono sempre gli ex lavoratori- l’accordo è stato rispettato? Per i lavoratori no. I numeri, i tempi, le modalità e i criteri con i quali si è sviluppata la reindustrializzazione e il conseguente ricollocamento di lavoratori all’interno del nuovo sito stanno lì a dimostrare il fallimento della gestione di chi aveva il compito di vigilare che tutto procedesse secondo gli accordi firmati». E ancora: «Duole dirlo, ma la politica ha mancato al suo ruolo. Quindi chi aveva l’onere di controllo e regia dell’operazione ha vanificato anche le potenzialità dei 5 milioni di euro messi dalla Regione Toscana per i risvolti occupazionali della vertenza. Il fatto più eclatante - finiscono - è che un tempo c’era sempre il pieno dei politici che venivano in passerella e oggi si sono defilati quasi tutti. A chi scrive interessa che si rispetti almeno una cosa: la verità e questa verità purtroppo meglio dei lavoratori non la sa nessuno. Ci sono una cinquantina di lavoratori inseriti in una lista che aspettano di essere assunti con l’accordo sottoscritto: almeno a loro qualcuno vorrà dire, guardandoli in faccia, che era solo una sbornia di democrazia e che le cose vanno bene così».

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