Il Tirreno

Le 500 pasticche di ecstasy come movente

Le 500 pasticche di ecstasy come movente

Il sequestro delle cinquecento pasticche di ecstasy che portò all’arresto di Riccardo Vignozzi (nella foto) entra nel processo dell’omicidio di Antonio Taibi, perché come spiegato dal pubblico...

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Il sequestro delle cinquecento pasticche di ecstasy che portò all’arresto di Riccardo Vignozzi (nella foto) entra nel processo dell’omicidio di Antonio Taibi, perché come spiegato dal pubblico ministero Alberto Dello Iacono è la causa che ha scatenato la voglia di vendetta di Riccardo Vignozzi convincendolo a premere il grilletto contro il sottufficiale la mattina del 27 gennaio del 2016. Quell’operazione e le intercettazioni saranno ascoltate e trascritte da un nuovo perito incaricato dal tribunale .

Le forze dell’ordine sorprendono Riccardo mentre butta dentro l’auto di un cliente un involucro con cinquecento pasticche di ecstasy. Scattano le manette e soprattutto c’è il carcere. Se ne farà un anno (in secondo grado invece la pena per quell’episodio è di tre anni) e durante quei mesi, quando papà Roberto va a trovarlo, gli dice che è stato ingannato dai carabinieri, che gli avevano chiesto di cedere quella droga a una persona che volevano incastrare. Gli atti sconfessano quanto detto da Roberto, però. Il ragazzo dopo la prima denuncia non viene invitato a collaborare ma - come si dice in gergo - “attenzionato”. Il suo telefono viene messo sotto controllo. Perché? Perché oltre all’hashish aveva in tasca una pasticca di ecstasy, identica a quelle che da un po’ di tempo avevano iniziato a circolare a Carrara. E l’intuizione degli inquirenti è esatta, tanto che ci sono paginate di intercettazioni - chiamate e sms - che raccontano di una compravendita. Fatte dalla polizia e non dai carabinieri. E Riccardo è referente assolutamente fidato, non un novellino.

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