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La difesa Vignozzi vuole lo psichiatra I giudici dicono no
Respinta la richiesta dell’avvocato Di Martino, poi i testi dicono che la mattina del 27 gennaio l’ex postino era lucido
MASSA. Nessuna perizia psichiatrica per Roberto Vignozzi, l’uomo alla sbarra con l’accusa di essere l’assassino del maresciallo dei carabinieri Antonio Taibi. La richiesta era stata avanzata in apertura della fase dibattimentale dal legale che difende l’ex postino, l’avvocato Enrico Di Martino. A opporsi alla perizia l’avvocato di parte civile (che tutela la vedova Taibi e uno dei figli) Riccardo Balatri e il legale che tutela il ministero dell’Interno Claudina Signorile Montano perché secondo loro Vignozzi non ha dato segni di squilibrio o di una patologia bipolare. Balatri ha depositato anche la lettera di scuse, in originale, che il pensionato ha inviato alla famiglia Taibi dal carcere di Sollicciano. L’esordio secondo la parte civile è eloquente e denota lucidità di pensiero: «Maledetto il giorno che ho preso in mano quella pistola». La giuria togata e popolare dopo essersi riunita in camera di consiglio ha deciso che non era il caso di sottoporre l’uomo a visita medica, nonostante l’insistenza di Di Martino. Ma è certo che il difensore proporrà nuovamente la questione nelle prossime udienze. Anche se due testimoni sentiti ieri, il cancelliere del tribunale Massimo Calcagnile e il finanziere Mario Giosefatto, hanno detto di aver visto l’assassino lucido dopo aver premuto il grilletto. Il pensionato è andato a costituirsi in tribunale e ha chiesto espressamente di Calcagnile perché era lui che gli consegnava i permessi per andare a trovare il figlio Riccardo in carcere: «Quella mattina mi ha detto che si doveva costituire perché aveva ucciso un maresciallo dei carabinieri e che voleva farlo da tanto tempo», ha detto al pm Calcagnile. Giosefatto invece è il militare che lo ha identificato quando il cancelliere lo ha chiamato spiegandogli quello che era accaduto: «Era lucido e mi ha raccontato senza esitazione quello che aveva fatto e come lo aveva fatto». La giuria ha preso atto e questo peserà in caso di una richiesta di perizia psichiatrica bis. A meno che Di Martino non abbia delle carte in mano (ovvero cartelle cliniche) che in questo momento preferisce non giocare e che però può mostrare in seguito.
Il processo a quanto si è intuito dovrebbe scorrere abbastanza velocemente, dato che ieri sono stati sentiti sedici testi del pubblico ministero. La lista presentata dal sostituto procuratore Alberto Dello Iacono ne prevede ventotto, quindi nella prossima seduta verranno sentiti tutti gli altri. Il presidente Giovanni Sgambati ha calendarizzato altre tre udienze: in aula il 16 dicembre, il 10 febbraio e il 3 marzo. La difesa ha presentato una lista di quattro nomi di persone da sentire, due sono i figli dell’ex postino, Riccardo e Alessandro Vignozzi. Insomma entro l’estate 2017 potrebbe esserci la sentenza di primo grado. Sempre che nel frattempo non sorgano intoppi che ritarderanno i lavori.
Da segnalare che l’avvocato Francesca Turitto ha lasciato la difesa Vignozzi perché in disaccordo con la linea decisa dal collega Di Martino e dall’imputato.
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