Il presidio
«È lui l’uomo che ha ucciso papà»
Emoziona la testimonianza del figlio del maresciallo Taibi «Poi ho telefonato alla mamma: avevo un presentimento»
MASSA. «L’uomo che ha sparato a mio padre è qui, in questa aula. Ed è lui». Lo ha indicato e riconosciuto così il figlio del maresciallo Antonio Taibi (il ragazzo è ancora minorenne e per questo omettiamo il suo nome) l’uomo che ha premuto il grilletto sotto casa sua la mattina del 27 gennaio 2016. Un momento drammatico di un’udienza che ha vissuto sul filo dell’emozione di un racconto che ha impressionato chi era lì ad ascoltare: «Quella mattina ho risposto io al citofono di casa - ha esordito il figlio di Taibi -. Erano circa le 7.15 e dall’altra parte una voce maschile mi ha detto di essere il professore Pietro e di cercare Taibi e che lo mandavano i colleghi di papà. Ma siccome i miei genitori non lo conoscevano ho messo giù». A quel punto il giovane esce di casa e vede l’assassino: «Mentre scendevo le scale - continua la sua deposizione -, tra il primo e il secondo piano sento una voce di uomo che si trovava al piano terra e che si lamentava perché non c’erano i nomi delle famiglie sui portoni. E mi sono reso conto che era la stessa voce che avevo sentito al citofono. Mi sono insospettito e sono rientrato in casa senza farmi vedere da quel tizio. E così ho avvisato mamma e papà di quello che stava accadendo».
Ma il maresciallo tranquillizza il figlio e lo manda a scuola: «Mi ha detto di non preoccuparmi e si è vestito. Mentre scendevo le scale speravo di non rivederlo quell’uomo, non so perché ma avevo una strana sensazione. Camminavo vicino al muro per essere più tranquillo. E al primo piano ho incontrato la signora Rina (Caterina Fruzzetti Di Bari), mentre la stavo salutando ho visto quel tizio sopraggiungere dai piani superiori. Ci siamo incrociati e ci siamo scambiati il buongiorno. Ma è passato velocemente ed è uscito dal palazzo. Un attimo dopo ecco mio padre che scendeva le scale velocemente, appena mi vede mi fa un cenno con la mano per dirmi che devo andare a scuola. Quando ero nell’androne ho sentito che stava discutendo con quel signore anziano, mentre questo gli stava dicendo che si conoscevano lui negava la cosa e soprattutto gli diceva che non doveva venire a casa a cercarlo. Ho preso l’autobus alle 7.30 e non ho sentito spari, ma quando ero a scuola ero preoccupato perché avevo un presentimento che potessero aver fatto del male a papà. Ho chiamato la mamma per chiederle se poi era risalito a casa e lei mi è sembrata scossa ma non mi ha detto niente, evidentemente per non farmi stare male».
Anche Maria Vittoria Mari, vedova Taibi, ha raccontato quella mattina: «Mio figlio ha risposto al citofono, si stava preparando per andare a scuola e ci ha detto che era un certo Pietro e che stava venendo su. Antonio quando ha saputo che aveva aperto il portone lo ha ripreso. Poi il ragazzo è uscito per andare a prendere il bus, ma è rientrato raccontando di aver visto un anziano che guardava i campanelli e di essersi impaurito. Mio marito a quel punto si è alzato e ha indossato maglione, jeans e scarpe ed è sceso. Io ho alzato la cornetta del citofono e l’ho sentito parlare con quell’uomo e chiedergli chi gli aveva dato il nostro indirizzo. Ho messo giù e sono andata a lavarmi i denti ed è dal bagno che ho sentito lo sparo. Mi sono affacciata dal pianerottolo ma non vedevo niente, sentivo dei lamenti e non capivo cosa stava accadendo. Ho chiamato la centrale operativa spiegando quello che era accaduto e di aver sentito esplodere un colpo di arma da fuoco. E dopo pochi minuti è arrivata la pattuglia del nucleo operativo di Carrara».
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