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Ndrangheta e Apuane, la Dia indaga

Ndrangheta e Apuane, la Dia indaga

Altri sequestri e arresti dopo il blitz che fece scattare le manette ai polsi di un imprenditore locale

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MASSA CARRARA. L’operazione Grecale ligure va avanti. E ieri ha fatto un passo in più verso lo smantellamento di un clan in odore di ’ndrangheta. La Dia di Genova ha sequestrato quote, come disposto dal tribunale di Piacenza, di una società, con sede a Prato, che gestiva una casa di riposo. Complessivamente si tratta di circa dieci milioni di euro. All’inizio della settimana invece la polizia romena, seguendo le disposizioni della Direzione investigativa antimafia, ha arrestato Sorin Calin Adrian Morasu, 39 anni, colpito da ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Piacenza e da successivo mandato di arresto europeo, perché affiliato a un'associazione a delinquere finalizzata alla commissione dei reati di bancarotta fraudolenta, riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori.

L’inchiesta Grecale ligure ha toccato anche la nostra provincia un paio di anni fa. Con l’arresto di Domenico Romeo, imprenditore nel settore trasporti di 60 anni originario di Roccaforte del Greco, nel reggino, ma residente da anni ad Arcola, La Spezia. E con interessi anche nella provincia apuana. Soprattutto a Massa.

Contestualmente alle manette scattò anche il sequestro di oltre due milioni di euro. Sei mesi dopo il tribunale di La Spezia, visti i gravi indizi che gli inquirenti hanno raccolto nei confronti di Romeo, ha deciso di confiscarli (il termine giuridico è confisca di prevenzione). Un provvedimento che viene preso soltanto in rarissimi casi e riguarda i beni sequestrati dei quali non sia stata dimostrata la legittima provenienza. L’imprenditore, secondo chi indaga è un capobastone, senza se e senza ma. E quei soldi che ha accumulato sono di provenienza poco pulita. Oltre alla confisca i giudici spezzini, rilevando l'elevata pericolosità mafiosa del personaggio, gli hanno inflitto una misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno della durata di due anni e mezzo. L'uomo, fino al 2018, vedrà limitata fortemente la sua libertà personale in quanto, pena l'arresto, non potrà allontanarsi dal Comune di residenza (Arcola) o uscire dalla propria abitazione nelle ore notturne e non dovrà accompagnarsi con persone che hanno problemi di giustizia.

Le società di trasporto, di merci e persone, riconducibili a Romeo sono la Nuova Do.Ro trasporti, la R.M. Trasporti e la Mimmo travel con sedi nelle province di La Spezia e Massa Carrara. Le teste di legno che figuravano, finite nel registro degli indagati, sono due compaesani: Santo Cogliandro, 33 anni, di Reggio Calabria, e Carmelo Stelitano, 31 anni, di Melito Porto Salvo (provincia di Reggio Calabria). I due avevano detto di non conoscere Romeo, ma con l’arrivo della confisca dei beni si è capito che hanno fatto delle ammissioni alla Dia. Tra i beni confiscati semirimorchi, trattori, rimorchi, furgoni e auto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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