Il Tirreno

“Acqua alla gola” in consiglio, è bagarre

di Chiara Sillicani
“Acqua alla gola” in consiglio, è bagarre

Il comitato denuncia il distacco ad una mamma con tre bambini. Il Comune: nessun residente è rimasto con i rubinetti secchi

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MASSA. La loro battaglia l’hanno combattuta - a lungo - nelle piazze, nelle strade. Martedì decidono di portarla in altra sede quella protesta: salgono le scale del Comune e fanno il loro ingresso nella sala consigliare. La seduta non è ancora aperta: si parlerà di bilancio, di conti, di numeri. Ma prima i consiglieri si raccolgono in un minuto di silenzio per ricordare Mauro Giannetti, morto a Pulcinacchia, sotto il peso del marmo. Quel minuto il comitato Acqua alla gola lo osserva, composto, rispettoso di chi perde la vita per portare a casa lo stipendio.

Poi, all’apertura dei lavori, è evidente che il comitato faccia sul serio e dalla sala del consiglio non sia disposto ad andarsene se non dopo aver incontrato il sindaco. Cartelli, striscioni, grida, richieste di dimissioni, vigili che intervengono a riportar la calma perché, nel fronte dei No Gaia, c’è chi si sente preso in giro e accusa l’amministrazione di non aver rispettato gli impegni, di aver permesso che, in barba agli accordi, Gaia staccasse l’acqua ad una madre con tre figli a carico. Sono proprio i distacchi a convincere il comitato a salire al terzo piano di via Porta Fabbrica, ad interrompere il consiglio e a chiedere un incontro urgente al sindaco Alessandro Volpi. È quel distacco ad una madre con tre bambini la goccia che fa traboccare il vaso: «Il Comune e Gaia - ricorda Galeano Fruzzetti, anima del comitato - hanno garantito che di distacchi alle famiglie non se ne fanno e non se ne faranno, invece una famiglia, lunedì ,si è ritrovata con i sigilli al contatore». Niente pasta sul fuoco.

L’incontro con il sindaco chiarisce il singolo caso, ma evidenzia un nuovo fronte di battaglia: il distacco c’è stato - spiega il primo cittadino - ma il contatore staccato non era intestato alla donna, ma ad un non residente. La situazione viene risolta e alla mamma che del contatore non è intestataria, ma a Massa vive, viene garantita l’acqua. Del resto Gaia e Comune lo stop ai distacchi per i non residenti non lo prevedono, nè - rincara il sindaco - quello è un obbiettivo da perseguire. È su quella mancata previsione che si apre un nuovo fronte, una spaccatura l’amministrazione e Comitato. Galeano Fruzzetti parla chiaro: «L’acqua è un bene comune, il distacco non deve esistere, nè per il residente, nè per il non residente senza dimenticare che le bollette includono non solto il consumo d’acqua, ma anche depurazione e fognature». Non la vede così il sindaco: per lui lo stop ai distacchi al non residente non è ammissibile, autorizzerebbe chi ha la seconda casa a non pagare l’acqua. Con ripercussioni su chi l’acqua la paga e magari pure tirando la cinghia per arrivare a fine mese.

«Non si fanno distacchi ai residenti - Volpi rafforza il concetto - nè si sono staccati i contatori, intestati a non residenti, ma per cui è in corso la voltura». insomma - per parafrasare - l’utente non residente è spesso il titolare di seconda casa e a Massa di seconde case sfitte - il dato è fornito dallo stesso Volpi - ce ne sono 6.000: «Non si può pensare di consentire loro di non pagare». Nuovo fronte, quindi, e posizioni difficilmente conciliabili.

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