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Navalmeccanica: un’opzione per il futuro della società

MASSA. Forse per l’incapacità di crescere oltre le dimensioni locali o di fare sistema, forse per un’ineluttabile legge della globalizzazione (che porta a delocalizzare all’estero le produzioni più...

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MASSA. Forse per l’incapacità di crescere oltre le dimensioni locali o di fare sistema, forse per un’ineluttabile legge della globalizzazione (che porta a delocalizzare all’estero le produzioni più mature), il polo metalmeccanico apuano delle macchine per la lavorazione della pietra è oggi in forte crisi. Crollò, per prima, la Tema Frugoli, poi fu la volta di altre realtà più piccole. La Gaspari Menotti è finita di recente i concordato preventivo, con debiti per 10 milioni di euro. La ex Barsanti, dopo la pesante ristrutturazione dell’inizio millennio, sembrava ripartita alla grande, nel 2013 con Italian Stone Machines, ma la situazione di questi mesi segnala, anche in questo caso, una situazione perlomeno difficile.

Con quali prospettive di uscirne? Difficile dirlo. Però, nella compagine societaria figura un socio “importante” come Melara Middle East, gruppo spezzino che ha commesse in tutto il mondo nel campo della navalmeccanica che potrebbe, secondo i sindacati e i lavoratori che ieri hanno partecipato all’incontro con il sindaco, supportare il processo di diversificazione della produzione verso la meccanica legata al settore navale.

Nel grande e moderno capannone della ex Barsanti, inoltre, operano la cooperativa spezzina Almarina che ha ben 160 dipendenti e opera anch’essa nel settore navale (ha firmato il refitting della Amerigo Vespucci, per dire), così come la Bm che si occupa di verniciature industriali. Non solo macchine per il marmo, dunque, nel futuro della Barsanti? Può essere una strada.

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