Cave fra aste e filiera in loco: ecco la rivoluzione
Massa, in dirittura d’arrivo il complesso iter del regolamento degli agri marmiferi, recepite le indicazioni della Regione
MASSA. Concessioni in scadenza da mettere all'asta, procedure immediate di caducazione, nuovi piani di bacini, il 50 per cento del marmo da lavorare tassativamente sul territorio e una tassa sul marmo, per la prima volta nella storia della città, calibrata sulla qualità del materiale.
Il regolamento degli agri marmiferi del comune di Massa ha preso forma: una bozza, a cui dovrà seguire la stesura definitiva, sta dall'8 novembre sulla scrivania del vicesindaco Uilian Berti, assessore con delega all'ambiente. Dovrà passare prima all'attenzione del sindaco, poi in commissione, dove il vicesindaco chiederà la collaborazione e la condivisione dell'atto non soltanto ai consiglieri ma a tutte le categorie interessate al regolamento e infine dovrà essere approvata dal consiglio comunale. Berti preferisce non dare tempistiche, d'altro canto a Massa i cittadini sentono parlare di questo famigerato regolamento degli agri marmiferi da almeno quindici anni e ogni amministrazione, succedutasi in Comune, ha avuto tra le mani il difficile compito di mettere la testa lassù, sulle cave, andando a toccare gli interessi che ruotano attorno al mondo del lapideo.
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Vero è che le passate amministrazioni non avevano il fiato sul collo della Regione Toscana, che con la legge 35, di recente stesura, ha imposto al settore e alla politica di conseguenza, precise regole e tempistiche.
Il documento. Una bozza, quasi definitiva, del regolamento degli agri marmiferi è stata commissionata, per dovere di trasparenza e neutralità, dall'amministrazione Volpi al Cgt dell'Università di Siena ed è stata redatta e consegnata l'8 novembre agli uffici.
Per scrivere le nuove regole, che non possono prescindere dalla legge 35 della Regione Toscana, è stata prima fotografata la situazione dei bacini massesi: dall'alto con droni sono state controllate le cave a cielo aperto e sul posto, in galleria sono stati effettuati sopralluoghi con i laser, per tracciare i punti di scavo, e capire successivamente se i piani di coltivazione vengano rispettati. Le cave e i controlli. La mappatura adesso è pronta e gli uffici hanno già iniziato i controlli. Quindici le cave attive, di cui dieci all'interno del parco delle Apuane. Non ci sono beni estimati nei bacini massesi; tre sono le cave la cui produzione è stata bloccata nel 2016 dal comune di Massa: una cava nel bacino di Gioia, fermata dalla Asl per problemi di sicurezza di un ravaneto; cava Romana e cava Valsora Palazzolo dove il titolare ha intrapreso l'escavazione in punti privi di autorizzazione. Nei giorni scorsi, infine, i Carabinieri, con Asl, Arpat e Comune si sono recati al Padulello, sollecitati da numerose segnalazioni. Mesi fa, fu la stessa amministrazione a chiedere, senza successo, l'interruzione della coltivazione di questa cava altissima che deturpa il paesaggio delle apuane, con una linea orizzontale bianca che taglia il monte fronte mare. Questa cava potrebbe essere tra quelle di breve vita, dopo l'approvazione del regolamento degli agri marmiferi, o meglio dopo la regolamentazione dei piani di bacino, lo strumento urbanistico che dirà, dopo decenni, quali sono le aree coltivabili e quali no.
Cave non attive. L'amministrazione ha già avviato le procedure di caducazione su diciassette cave, inattive da oltre due anni. In pratica il comune ha già informato i titolari che intende "riprendersi" le concessioni, come per altro era già previsto dalle leggi estensi e decidere in un secondo momento se riaffidarle. A queste notifiche i titolari delle cave non attive, hanno risposto attraverso i propri legali. Il vicesindaco Berti conferma la volontà dell'attuale amministrazione di non rendere più disponibili all'escavazione le cave inattive, ma chi verrà dopo di loro potrebbe decidere diversamente. Le concessioni all'asta. Il 31 ottobre 2016 sono scaduti i vecchi privilegi, dalle concessioni perenni e trasferibili a chiunque, alle rendite parassitarie. Da questa data i concessionari avranno sette anni di tempo per far scadere la loro concessione, che verrà rimessa all'asta, oppure per presentare un piano di sviluppo, mirato ad ottenere l'allungamento della concessione, non oltre i 25 anni. E' su questa partita che il comune di Massa potrà avere più voce in capitolo. Nel regolamento il Comune scriverà le sue priorità: l'idea di fondo è che per una concessione di 25 anni occorrerà garantire la lavorazione del 50 per cento del marmo in loco, attraverso la filiera corta; i progetti dovranno anche prevedere nuove copiose assunzioni e investimenti.
Il valore del marmo. Infine verrà rimodulato il valore dei blocchi che escono dalle cave massesi. Oggi i concessionari pagano una tassa uguale per tutti a prescindere dalla tipologia del marmo scavato. A Massa, da sempre, si paga in base alla quantità e non alla qualità del marmo. Va da sé che qualcuno negli anni ci ha guadagnato. Con il regolamento degli agri non sarà più così: il marmo pregiato, e pare ce ne sia molto, verrà tassato di più. La discussione su regolamento degli agri inizierà in commissione ambiente a dicembre.
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