Il Tirreno

La maratona dei fratelli apuolibanesi

Gli atleti della Wra corrono anche a Beirut Da una promessa è nata una vera amicizia

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MASSA CARRARA. La gente che corre nel deserto in autosufficienza per duecentocinquanta chilometri (spalmati in sei giorni più uno di riposo) a chi non si alza dal divano nemmeno se costretto può sembrare un po’ folle. Invece quando vedi queste persone capisci che sono speciali, perché non lo fanno per vincere. O, almeno, non solo per quello. E quando ti massacri per dodici ore gomito a gomito con un altro uomo lo consideri poi tuo fratello. Ed è così che è nato un gemellaggio tra il Libano e la provincia di Massa Carrara, che il 13 novembre è sfociato con la partecipazione degli atleti della World running academy alla maratona (e alla mezza maratona ) di Beirut.

Per capire il motivo di questa festa con l’abito di gala e le scarpette da runner basta un nome: Paolo Barghini. L’atleta carrarese che da grande ha deciso di organizzare quello che più gli piace nella vita: gare nei posti più incredibili del mondo. La prossima sarà in India, ma prima del Rajasthan ha messo alle corde gli ultramaratoneti in Iran, facendo correre uomini e donne insieme. Lì ha conosciuto Moustapha Ahmad, quarantenne libanese, che si è messo alla prova nel deserto del Lut. In un momento di difficoltà ha strappato a Barghini - che in medio oriente viene chiamato il leggendario per i suoi successi - la promessa che sarebbe andato in Libano a correre la maratona. E una promessa che si fa sotto una palla di fuoco che ti asciuga l’anima va rispettata. Così è nato il gemellaggio, che prevede la partecipazione libanese alla Marble marathon, la 42 chilometri e 195 metri di Massa Carrara (26 febbraio 2017).

Dopo la premessa, doverosa per calarsi in questa avventura, c’è un diario di viaggio che non può prescindere dalla gentilezza di Moustapha. Ha fatto conoscere Beirut e il Libano a trecentosessanta gradi, curando gli aspetti enogastronomici e culturali. Perché oltre a correre Barghini e la sua squadra hanno toccato con mano il dramma siriano. Nella valle del Bekaa, a pochi chilometri da Damasco, ci sono gli accampamenti dei rifugiati. Sono due milioni nel paese del cedri; insomma una situazione che potrebbe diventare esplosiva nel giro di pochi mesi. Eppure Beirut è lì, affascinante come non mai. Affacciata sul Mediterraneo.

La maratona è stata l’occasione per scambiare idee sulla corsa, su metodologie di allenamento e di disciplina. Ma tutto è sembrato un pretesto per mangiare i piatti tipici libanesi (carne e salse da palati fini). Poi ci sono state le gare, prese estremamente sul serio dalla World Running Academy. L’atleta di punta, Nicola Ciani, un altro che dà del tu al deserto, ha completato i 42 chilometri e 195 metri in 3 ore e 26 minuti, classificandosi al secondo posto della sua categoria (gli over 40) e all’ottantunesimo in quella generale. E Barghini, che si è limitato alla mezza maratona, ha fermato il cronometro a un’ora e quaranta minuti. Ma si è pure fermato per fare le flessioni insieme a delle ginnaste che si esibivano lungo il percorso. Non era lì per il risultato - secondo della sua categoria però -, ma per mantenere una promessa e per divertirsi. Bravi anche Giancarlo Enna, altro protagonista in Iran, e Alo Ferraro, che nonostante le salite sul percorso ha fatto una grandissima mezza e si è commossa al traguardo. È giovane e può soltanto migliorare.

Risultati cronometrici a parte e best time personali però negli occhi di chi si è messo le scarpette, i pantaloncini e la maglietta della Wra c’è stato solo entusiasmo per aver visto una città incredibile. Correndo nei quartieri dove ancora adesso ci sono i soldati con il mitra a presisiare e dove i cavalli di frisia sono pronti a comparire per sbarrare la strada ai malintenzionati. Ecco, nonostante questo, quando hai il pettorale attaccato con le spille da balia sull’addome, e il microchip ti monitora la performance, non ti accorgi di nulla, fai tanta fatica e sei concentrato. Ma ti godi quei palazzi che hanno ancora i segni del conflitto degli anni Ottanta che ha messo in ginocchio quella che una volta era considerata la Svizzera del Medioriente. Tra gli atleti della mezza e della maratona vera e propria poi c’erano gli agenti della polizia libanese e i caschi blu, che per una volta hanno mostrato i muscoli della gambe invece che i muscoli della forza di pace che da tempo vigila che nulla accada alla Perla dell’Oriente, come viene chiamata Beirut.

Non resta che aspettare che l’amicizia, anzi la fratellanza, apuolibanese si consolidi anche a casa nostra. Moustapha sarà uno dei protagonisti della maratona (o della mezza) targata Barghini. E con lui anche gli atleti che prepara tra un’ultramaratona e l’altra. Un stretta di mano, un sorriso e tanta voglia di conoscersi. Correndo con il sorriso. (d.d.)

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