Italia
I ragazzi del Minuto fanno la coda per donare il sangue
MASSA. Chi dona il sangue alla fine dona anche una parte di sé, un po' di tempo, un po' di speranza a qualcuno che non si conosce ma che ne ha bisogno. Lo hanno capito bene i ragazzi dell'istituto...
MASSA. Chi dona il sangue alla fine dona anche una parte di sé, un po' di tempo, un po' di speranza a qualcuno che non si conosce ma che ne ha bisogno. Lo hanno capito bene i ragazzi dell'istituto alberghiero Minuto di Massa che nei giorni scorsi si sono messi in coda, con pazienza e un pizzico di paura per alcuni, in attesa di dare il proprio piccolo contributo.
«È un gesto importante – spiega Sara Baldini mentre aspetta il suo turno per la visita – non solo per chi sta male, penso che sia una forma di rispetto per la vita perché tutti alla fine ne hanno bisogno». Una cinquantina in totale i ragazzi, tutti pronti con il foglio in mano da compilare e rilasciare al medico del centro trasfusionale, c'è chi ha un po' di paura, «sopratutto degli aghi – dice ridendo Juri Bici – però è la cosa giusta da fare, il sangue serve a molte persone e purtroppo non sono tante quelle che donano, visto che ormai ho diciotto anni credo sia la cosa giusta da fare, questa è la prima volta che dono».
E c'è chi non ci pensa due volte: «Paura? No, è una cosa bella – spiega Ruben Crippa. Vogliamo dare una mano così senza nulla in cambio». Di donatori e di sangue in effetti ce ne sarebbe sempre bisogno, «il sangue e gli emocomponenti vengono usati in tutti i reparti, è una necessità – spiega la dott.ssa Anna Baldi, direttore del servizio trasfusionale – dal pronto soccorso per le urgenze, all'oncologia per le terapie, dalla chirurgia per gli interventi o quando si supportano le patologie ematologiche. Senza sangue gli ospedali chiuderebbero e chiuderebbero anche centri trapianti perchè dove c'è un trapianto servono molte sacche di sangue e piastrine per supportare l'intervento». Dall'apertura del Noa, esattamente un anno fa, si contano 10mila donazioni, e se la tendenza è positiva, ovvero in crescita, anche i donatori sono sempre di più e sempre più giovani.
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