Il Tirreno

«L’economia condivisa nasconde il nero»

di Libero Dolce
«L’economia condivisa nasconde il nero»

Grande differenza tra dati ufficiali e reali: moltissime presenze in più. Dietro gli annunci c’è chi gestisce anche 20 alloggi

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Cerco una casa per fare qualche giorno di vacanza in provincia di Massa Carrara ed è facile che io mi imbatta in Ian. Chi è? Un gestore che sulle pagine dei portali come Airbnb o TripAdvisor gestisce la bellezza di 20 alloggi. Dopo di lui c’è Alessandro con dieci, Massimo con nove e Francesca con otto. Non sembrano proprio piccoli proprietari che fanno qualche soldo con la seconda casa, il fenomeno degli alloggi privati è anche altro.

«Non abbiamo niente contro gli affitti dei privati – vuole subito precisare Pier Luigi Masini, direttore di Federalberghi Toscana – solo che la nostra regione è la prima nel sommerso e la concorrenza sleale è un problema che non ci possiamo permettere. Chiediamo solo che nello stesso mercato vengano applicate le stesse regole». Il convegno lo hanno organizzato le sezioni apuane e versiliesi di Federalberghi all’Hotel Eden a Montignoso. Il titolo è emblematico: “Le bugie della sharing economy a confronto con i dati reali”.

L’opera di smantellamento della narrazione dell’economia della condivisione è affidata ai dati raccolti dai ricercatori del Centro Studi Turistici ed è illustrata dal suo presidente Alessandro Tortelli. S’inizia con il dato confortante: «Il dato 2015 sul comparto è buono, in crescita – spiega il presidente – e le proiezioni del 2016 sono ancora migliori. A questo concorrono cause esterne ma è importante capire come l’aumento della capacità ricettiva non interessi tutti i segmenti». Affittacamere, agriturismi e altre attività crescono ben più di altre ma possono permettersi, a detta degli albergatori, condizioni molto più vantaggiose per stare sul mercato.

«C’è un forte scarto tra il dato ufficiale e quello reale – puntualizza Tortelli – e questo rende inadeguati i ragionamenti, anche organizzativi, che si fanno sul turismo e i suoi costi. I dati ufficiali parlano per il 2015 di quasi venti milioni di presenze nell’area costiera. Se a questi dati però si aggiungono altre fonti ufficiali, ad esempio sulle seconde case, quei numeri quasi raddoppiano fino a 37 milioni di presenze. Non si può dire che questo abbia avuto risvolti proporzionali sul comparto lavorativo connesso all’industria ricettiva». Detto più semplicemente: c’è molto lavoro non regolato dietro la rete di condivisione di appartamenti, affitta camere non regolati e attività simili. Un problema, quello del sommerso, che il terziario turistico ha sempre avuto ma che prende una ulteriore sbandata con tutte queste attività fuori dai radar dei controlli.

«Il tema è uscito fuori con maggiore forza – sostiene Sabrina Giannetti, presidente di Federalberghi Apuane – anche grazie ai canali di commercializzazione attraverso internet e si è svelato per quel che è: un fenomeno importante dove le presenze ufficiose sono superiori a quelle ufficiali. Bisogna provvedere a tutelare chi, alla luce del sole e regolarmente, manda avanti un settore che ha un peso notevole nel Pil della regione e in particolar modo della costa».

Cosa fare lo spiega l’avvocato FedericaBonafaccia, consulente di Federalberghi e «fieramente lobbista», dice di sè. «Girano una serie di bugie sulla sharing economy: che siano affitti temporanei, che vengono affittate stanze e non case. I dati le confutano. Noi chiediamo che anche chi loca fuori dal circuito alberghiero sia tenuto a registrare arrivi e presenze, sia identificabile con un codice per i controlli, che debba mantenere le condizioni di sicurezza necessarie, dall’anti incendio alla somministrazione del cibo».

Serie di richiesta che, riconosco unanimemente i presenti, vengono accolte dalla nuova legge regionale proposta dall’assessore competente Stefano Ciuoffo.

Manca soltanto, come fa notare Edoardo Betti di Filcams Cgil, la volontà di recepire il contratto collettivo nazionale di lavoro. «C’è una proposta che ci vede al fianco di Federalberghi in questo senso - spiega il sindacalista –perché interesse di imprese e lavoratori devono coincidere. Noi in più abbiamo proposto, e torneremo a farlo, una marchio di qualità che la Regione può attribuire a quelle attività che rispettano le norme e le regole sul lavoro e sulla qualità. Sarebbe un incentivo importante in più».

Nella maggioranza dei casi, l’attività non è un’occasionale fonte integrativa del reddito, ma rappresenta un vero e proprio business. Per questo categorie e sindacati chiedono uguale trattamento.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera