Il presidio
Rogo al Cerreto: «Se Dio vuole non eravamo lì»
Parla Franca Dazzi una delle proprietarie delle villette distrutte. Nel mirino i lavori a una canna fumaria
CERRETO LAGHI. «Se Dio vuole, non eravamo lì a dormire. Sennò, oggi non saremmo qui. Voglio pensare a questo...». Franca Dazzi ha la voce rotta dalla commozione. Negli occhi l'immagine della devastazione del condominio Palaghiaccio 1: dell’edificio in legno che ospitava dieci appartamenti non resta più niente dopo il devastante incendio scoperto sabato mattina a Cerreto Laghi. Lei e il marito, titolare di un panificio a Carrara, da qualche anno avevano comprato uno degli alloggi. «La più bella casa del Cerreto - rivendica - e me l'hanno distrutta. Pensare che prima avevamo un alloggio in una palazzina più vecchia, poi dopo la scossa di terremoto qualche anno fa ci eravamo spaventati. Avevamo deciso di cambiare, per stare più sicuri. E invece...».
Il giorno dopo l'emergenza, è il tempo della conta dei danni. E i danni sono ingentissimi per i dieci proprietari degli alloggi: tutte seconde case di famiglie che risiedono tra La Spezia, Massa e Carrara. Sulle cause del rogo sono in corso accertamenti da parte dei carabinieri della stazione di Collagna, coordinati dalla procura che ha già messo sotto sequestro ciò che resta dell'immobile dove, anche per tutta la giornata di ieri i vigili del fuoco del distaccamento di Castelnovo Monti sono stati impegnati. E stanno sentendo i proprietari, anche il carrarese a casa del quale c'erano stati dei lavori. L'ipotesi prevalente è del malfunzionamento di una canna fumaria. «Il giorno prima c'erano degli operai impegnati in un alloggio - conferma anche la signora Dazzi - Mi hanno detto che hanno fatto dei lavori sul tetto, alla canna fumaria. Io non so se poi l'abbiano provata, se quando sono andati via abbiano lasciato acceso il camino o se c'è stato un ritorno di fiamma delle braci. So solo che alle 5.30 mi hanno chiamato degli amici ristoratori da qua e mi hanno detto che la casa aveva preso fuoco. Si immagini cosa ho passato...».
Di fronte a ciò che resta della casa delle vacanze, di un luogo tanto caro ormai distrutto irrimediabilmente, difficile trattenere le lacrime.
«Mio marito ama andare a funghi. Venivamo qui ogni sabato e domenica. E veniva anche mio figlio, col nipotino perchè loro amano la neve - racconta - Era il nostro diversivo, stavamo tranquilli. Ora di tutto questo non resta più niente».
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