Il presidio
Via i sigilli alla Costa «E adesso al lavoro per salvare 54 posti»
Il titolare dell’impianto parla di «attacchi in malafede» contro l’azienda e apre alla possibilità di delocalizzazione
ALBIANO MAGRA. «E adesso ripartiamo, nel rispetto della legge, come sempre abbiamo fatto». Mauro Costa, dopo il dissequestro dell’impianto per il trattamento dei rifiuti urbani che porta il suo nome, fa il punto sulla situazione dell’azienda e va al contrattacco.
Dal 21 ottobre scorso la Procura della Repubblica di Massa ha disposto il dissequestro di larghissima parte degli impianti di lavorazione dei rifiuti della ditta Costa ad Albiano Magra, distrutti dal fuoco nel rogo di domenica 31 luglio. È l'impresa stessa ad annunciarlo in una nota ad hoc, nella quale si sottolinea che «dopo mesi di gravi difficoltà questo atto ci consente di provare a rimetterci in piedi, a ricostruire quel che è stato distrutto, a tentare di ricominciare il lavoro. La nostra azienda, che opera da 33 anni, ha sempre svolto la propria attività con correttezza - così prosegue la nota - ed ha portato lavoro, diretto e indotto, sul territorio. Sugli episodi degli ultimi tempi sta indagando la magistratura, di cui attendiamo il pronunciamento e verso la quale nutriamo la massima fiducia».
A questo punto l'impresa guidata da Mauro Costa va all'attacco, senza fare nomi, di chi «ha già emesso le proprie sentenze. È facile, giocando sull'emotività, cercare di raccogliere consenso contro chi svolge un'attività come la nostra. Senza badare a sottigliezze, spandendo dicerie, mostrando immagini ad effetto, strumentalizzando bambini, trasformando le vittime in colpevoli. Abbiamo l'impressione che ci sia chi, senza piena consapevolezza, sta tagliando il ramo dove è seduta la comunità albianese. Se dovessimo cessare l'attività, ci sono 54 famiglie che si ritroverebbero senza lavoro. In una piccola realtà come la nostra sono un'enormità. L'economia del territorio che, direttamente e indirettamente, ne trae beneficio (le persone che lavorano acquistano, mangiano, si spostano, risparmiano) sarebbe pesantemente penalizzata in tutte le sue componenti. Ognuno deve acquisirne coscienza». Nessun nome, come accennato, viene fatto dall'impresa, ma non è escluso che fra gli anti Costa a qualcuno possano fischiare le orecchie.
Al tempo stesso l'impressione che fino a quando non ci sarà una nuova amministrazione comunale in carica ben poco si muoverà, viene confermata nella nota, in cui si parla di delocalizzazione degli impianti, senza bisogno nemmeno di leggere troppo fra le righe: «Noi adesso, per orgoglio soprattutto, ci rimboccheremo le maniche per provare a ripristinare le condizioni che ci consentano di operare nel pieno rispetto della legge. Comprendendo i disagi di taluni e auspicando, con chiunque lo voglia, un dialogo costruttivo, valuteremo, assieme alla prossima amministrazione, anche la possibilità di delocalizzare gli impianti. Quel che rifiutiamo è il pregiudizio, la malafede, il partito preso. Fino ad oggi, la nostra condotta ha anche impedito che le infiltrazioni che hanno interessato altre realtà anche prossime, s'inserissero in un comparto delicato come quello in cui operiamo. Non è escluso che sia proprio questo quel che ci sta penalizzando. Invitiamo, perciò, tutti i cittadini di Albiano a riflettere e a considerare il nostro tentativo di risollevarci un bene per l'intera comunità. Che ha bisogno di incoraggiamento e che accoglierà ogni critica purché sia motivata e costruttiva per farne patrimonio per una convivenza rispettosa e civile che è ciò che auspichiamo per il bene di tutti».
Gianluca Uberti
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
