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Mercato coperto, in ritardo il bando per il rilancio
Fuori manca l'insegna, dentro ci sono i fondi chiusi di diverse attività, poi ci sono i segni di lavori al tetto e sui muri per verificare la staticità della struttura. La commissione consiliare ha incontrato i commercianti
MASSA. La commissione lavori pubblici ha eseguito ieri un sopralluogo all'interno del mercato coperto di Massa, sollecitata dalle ormai continue richieste di attenzioni e di aiuto da parte di quei pochi commercianti che sono sopravvissuti alla crisi e al degrado dell'intero immobile. Fuori manca l'insegna, dentro ci sono i fondi chiusi di diverse attività che hanno lasciato i resti di un trasloco mal effettuato; poi ci sono i segni di alcuni lavori al tetto e sui muri dell'immobile per verificare la staticità della struttura e, anche se i tecnici hanno stabilito che il mercato coperto è "robusto e di sana costituzione", non è un bel vedere.
Infine c'è quella grande sala in fondo, dopo la storica pescheria, chiusa al pubblico perché non agibile, che potrebbe ospitare qualunque tipologia di negozio, anche una Coop, come qualcuno sperò qualche mese fa, prima che il famoso supermarket facesse i bagagli per Vittoria Apuana. Il sopralluogo della commissione è servito a capire che "così non si può andare avanti", come dice il presidente Simone Ortori, consigliere di Articolo Primo. Peccato perché in pochi metri di spazio, dentro al mercato coperto, si rivive una storia di tradizioni antiche, si passa dal profumo dei tordelli cucinati dal Chicco d'oro, a quello di fiori, fino al pesce che è il più fresco della costa. Ma non basta più per rimanere a galla. C'è tempo anche per un po' di amarcord, suggerito dalle parole di Franco Santucci, titolare della storica pescheria del mercato coperto. Ci mostra una foto di lui bambino, a tre anni, davanti ai banconi del pesce, che all'epoca erano di marmo, e che si trovavano nel salone oggi vuoto, lato Viareggio, del mercato coperto. La sua famiglia possiede la pescheria dal 1950, lui l'ha ereditata e continua a crederci anche se pare non sia più tempo di sperare: «Ho voglia di lavorare- ci racconta- di innovarmi, di crescere, ma qui dentro non ho potuto. Comprai un abbattitore per il pesce, perché avevamo il sogno di vendere anche un prodotto cotto, ad una cert'ora, su ordinazione. Sognavamo l'odore del pesce arrostito ad ora di pranzo, ma non ci hanno dato il permesso di metterlo in funzione, perché occorrerebbe un laboratorio e non ci sono le condizioni per aprirlo».
«Nei fondi vuoti basterebbe venissero un panettiere, un una vineria e che tornasse la macelleria- dice il consigliere Stefano Caruso, presente al sopralluogo- per ricreare un mini mercato simile a quello di Firenze. In altre città europee un posto così sarebbe il fulcro della vita cittadina e attirerebbe turisti».
«Ma qui non c'è parcheggio- aggiunge il consigliere degli Arancioni Andrea Ofretti- ; il comune avrebbe dovuto pensare a mettere a disco orario almeno per i parcheggi antistanti il mercato, per aiutare chi ci lavora e facilitare futuri investimenti. Così invece il commercio è destinato a sparire»..
Il bando di gara per le manifestazioni di interesse di qualcuno pronto ad investire denari in questa struttura è fermo da mesi: «Problemi burocratici- dice l'assessore alle attività produttive Gabriele Carioli- ; è cambiata la normativa sugli appalti e ci siamo dovuti adeguare. Sarà pronto, spero, prima di Natale. Noi ci mettiamo tutto l'impegno per non far morire questa realtà, ma purtroppo non dipende da noi».
È vero: dipende dai soldi e, per mettere a posto quell'immobile, ce ne vogliono tanti. L'assessore Carioli propone ai commercianti del mercato coperto di formare una cooperativa e di pensare a partecipare al bando. Gli anni di affidamento dell'immobile sono trenta: un bando unico per l'intero immobile, sopra e sotto, ad esclusione, per il momento, del fondo dove attualmente è collocata la coworkeria. Chi vince, in pratica, si "aggiudica" tutto, dovrà gestire i fondi vuoti e anche incaricarsi della ristrutturazione interna del mercato e della realizzazione di un auditorium da trecento posti al piano interrato, come previsto dal progetto Piuss. Un investimento non certo da poco, che forse avrebbe potuto interessare la Unicoop Tirreno per tenere il suo punto vendita a Massa.
«Ormai la Coop ha preso altre vie, purtroppo- commenta il presidente della commissione Ortori-; è chiaro che occorre la capacità di attirare soggetti imprenditoriali forti, in grado di reggere la sfida della riqualificazione e della salvaguardia delle attività esistenti. Presenterò una interpellanza sui tempi e i modi del bando».
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