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La paura nel sottopasso: «In quell’auto ho rischiato di annegare»
L’ex calciatore Mambay Diousse, bloccato dall’acqua con la sua macchina. Una storia di pioggia, solidarietà, amicizia e pallone
MASSA. In quei pochi secondi, prima di tirare giù il finestrino, uscire, o meglio tuffarsi in acqua, nel sottopasso di via Marina Vecchia, ha pensato ai suoi figli. Ai suoi sei figli: Assane, 19 anni che veste con orgoglio a centrocampo la maglia dell’Empoli, e a Papi di otto anni che ha cominciato nella stessa squadra a interpretare il suo ruolo, in attacco. Ma anche agli altri suoi ragazzi, la sua ragione di vita, il suo orgoglio: «una mezza squadra di calcio» scherza. E il pallone in questa storia, che ha come scenario il nubifragio che l’altra sera ha mandato sott’acqua mezza Massa, c’entra eccome.
Mambay Diousse, 43 anni, originario del Senegal, prima di togliersi le scarpe e finire con l’acqua oltre la cintura dei pantaloni ha pensato alla famiglia. E non ha avuto paura. È atterrato, male sul piede ma di avere il tendine rotto se ne è accorto solo il giorno dopo, e dopo una notte di dolori. Al momento l’adrenalina andava a mille, proprio come quando, da giovanissimo, vestiva la maglia della sua squadra, la Jaraaf, e della nazionale del Senegal, dove gli esperti lo avevano salutato come una promessa.
Mambay ha tenuto in alto il telefono cellulare: la moglie gli aveva inserito il numero di Luca Galletti, il papà, massese di un bambino compagno di squadra del figlio. Non lo aveva mai visto, ma non ha esitato a chiamarlo. E Luca non ci ha pensato nemmeno un minuto a raggiungerlo, in mezzo al temporale. È lui che si è messo a chiamare i vigili del fuoco e i carabinieri. Nel frattempo Mambay, zoppicando, si è fermato in piedi, in mezzo alla pioggia: «Perché quel sottopasso non è illuminato, non si vedeva nulla e non volevo che qualcuno rimanesse bloccato proprio come era successo a me». Una storia di pioggia, di solidarietà e di un’amicizia appena nata. Una storia dove il pallone ha un ruolo importante. Il calcio ha permesso, diciannove fa a Mambay di partecipare con la Jaraaf a un torneo a Parigi. Doveva rimanere nella capitale francese per tre giorni, ma da allora in Senegal non ci ha più fatto ritorno.
«Sono scappato in Italia - racconta - prima a Pisa e poi a Seravezza, dove vivo ora con mia moglie e i miei figli». Tutti appassionati di pallone. Il suo secondogenito, Assane, del calcio ha fatto una professione, con la maglia dell’Empoli. E nelle giovanili della formazione toscana, sta muovendo i primi passi Papi, che di anni ne ha otto. È proprio per andare a prendere Papi, che tornava col pullman dagli allenamenti Empoli, Mambay aveva preso la macchina e si era messo in viaggio per arrivare nei pressi dell’autostrada di Massa. Quel sottopasso lo ha bloccato. Gli ha danneggiato la macchina, lo ha costretto a riposo forzato, proprio lui che ogni giorno porta la sua bancarella di collane e artigianato del Senegal, a Lido di Camaiore. Dopo una serata di pioggia come quella di mercoledì, la vera protagonista di questa storia resta la solidarietà, accanto al sole che ieri è tornato a splendere cancellando il ricordo degli allagamenti e della paura. Quella che resta è l’amicizia. E il cuore grande di Massa che ha fatto partire l’appello sul social per capire dove e come sia possibile presentare una domanda per il risarcimento danni. Per quel sottopasso allagato che per Mambay oggi vuol dire una macchina da riparare. E un infortunio al piede che lo terrà lontano dal suo lavoro di ambulante.
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