Il Tirreno

Beni estimati, al via le strategie dopo la sentenza della Corte

di Cinzia Chiappini
Beni estimati, al via le strategie dopo la sentenza della Corte

Settimana prossima faccia a faccia tra il sindaco Zubbani e i vertici dell’amministrazione regionale «Moltiplicazione fraudolenta delle proprietà»: il centro destra chiede chiarezza al Comune

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CARRARA. Oggi una delegazione dell’Ufficio Marmo incontrerà lo staff di Domenico Iaria, il legale del municipio, per fare il punto sulla sentenza della Corte Costituzionale e capire come procedere con il Regolamento degli Agri Marmiferi.

Settimana prossima sarà la volta della politica con il faccia a faccia tra il sindaco Angelo Zubbani e i vertici dell’amministrazione Regionale. Intanto da ieri la Commissione Marmo ha iniziato a studiare le possibili “strategie” post sentenza.

I dubbi sulla “moltiplicazione fraudolenta” dei beni estimati riguardano evidentemente anche l’operato degli uffici comunali oltre che di alcuni notai: il compito del municipio è quello di controllare con cura se e quanto questi dubbi corrispondano a verità. Lo chiedono Lanmarco Laquidara e Maria Elena Musetti per il Centro destra unito in un’interpellanza che approderà questa sera in consiglio comunale.

La richiesta arriva sulla scia della sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo il comma 2 dell’articolo 32 della Legge regionale sulle Cave, la 35/2015, in cui l’amministrazione toscana sanciva l’assoggettamento al patrimonio indisponibile del municipio dei Beni Estimati. Secondo i giudici costituzionali la Regione non aveva l’autorità per intervenire sulla natura giuridica di quelle cave.

Un verdetto che ha portato molti a domandarsi quanti siano effettivamente i siti elencati nell’ormai celebre editto di Maria Teresa e quale sia a oggi la loro superficie.

Un quesito, quello rilanciato nell’interpellanza di Laquidara e la Musetti, che è rimbalzato anche in commissione Marmo, con Claudia Bienaimè di Carrara Bene Comune e Francesco De Pasquale del Movimento 5 stelle che sono tornati a definire la “ricognizione” delle cave una priorità assoluta, come avevano già fatto a più riprese anche prima della sentenza della Corte.

Il dirigente del Settore Marmo Antoniono Criscuolo ha spiegato che l’opera di ricognizione dei bacini estrattivi è di fatto conclusa e che adesso si sta procedendo alla trasposizione cartografica dei dati acquisiti.

Nel corso del dibattito, inoltre, il dirigente si è poi “sbilanciato” anche sull’estensione dei cosiddetti Beni Estimati: rispondendo alle osservazioni della Bienaimè, convinta che le cave elencate nell’editto del 1751 avessero un’estensione molto contenuta, il dottor Criscuolo ha citato l’esempio del bacino di Torano dove, parole sue, «secondo il registro degli estimi del 1779, la presenza dei Beni estimati era piuttosto diffusa».

Un dato che conferma la difficoltà di risalire alle “dimensioni” esatte delle cave inserite nell’editto, in una ricerca che però oggi, nell’ottica delle gare per le concessioni, potrebbe rivelarsi fondamentale. Non è un caso che oggi proprio una delegazione dell’Ufficio Marmo incontrerà lo staff legale dell’avvocato Domenico Iaria, incaricato dal municipio di seguire le cause sul marmo, per cercare di capire come procedere con il Regolamento degli Agri.

E non è ancora un caso che la prossima settimana il sindaco Angelo Zubbani si confronterà con i vertici della Regione: «Dobbiamo capire cosa fare con le gare per l’assegnazione delle concessioni, soprattutto per quanto riguarda le cave miste» ha sintetizzato Cristiano Bottici (Pd), presidente della commissione Marmo lasciando chiaramente intendere che il primo rebus da sciogliere in chiave di bando di gara è quello che riguarda la gestione dei mappali in cui si trova una parte di superficie di Bene Estimato e una parte di Agro Marmifero.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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