Il presidio
«Persi 21 negozi, ma non ci arrendiamo»
Confesercenti: saldo scoraggiante nei primi 9 mesi dell’anno, però sul territorio ci siamo e siamo pronti a collaborare
MASSA. Oggettivo il numero, soggettiva la sua interpretazione. Così, dati alla mano su aperture e chiusure nel settore commerciali, le analisi non sono omogenee. Paolo Arpagaus, presidente provinciale di Confesercenti, di una cosa è certo: il settore soffre e il saldo tra chi alza le saracinesche per la prima volta e chi le chiude per sempre è negativo.
«Nessuno imputa la crisi del commercio a Massa e nella provincia - è la premessa del presidente - a colpe specifiche dell’amministrazione. Sappiamo bene quali sono i margini di manovra dei Comuni e siamo i primi ad aver collaborato per mettere a punto strategie mirate per il piccolo commercio. Ma non si può nemmeno dipingere una situazione diversa da quella reale. In particolare sui numeri relativi ad aperture e chiusure». Quindi l’attenzione è sui dati di Unioncamere: «Nella nostra provincia, nei primi nove mesi dell’anno - Arpagaus va al sodo - hanno aperto 141 attività a fronte di 162 cessazioni (21 negozi persi ndr). Noi facciamo riferimento al commercio al dettaglio, ai bar, ai ristoranti, ai negozi di abbigliamento. Sono questi i settori in crisi: per i ristoranti il dato è negativo di 5 unità e per le strutture ricettive di 4. Sicuramente abbiamo saldi positivi se allarghiamo a partite Iva, internet, porta a porta, ingrossi. Ma i negozi di vicinato sono altra cosa e soprattutto sono loro che rendono viva una città».
Insomma, se guardiamo al commercio nel senso tradizionale del termine, c’è poco da star tranquilli.
La Confesercenti non si limita, però, a fotografare la situazione, ma è disposta a mettersi in gioco: «Qualcuno dice che le associazioni non fanno niente - insiste il presidente - sicuramente potremmo fare di più, ma il nostro impegno è quotidiano. Basta citare la nostra contrarietà alla realizzazione dell’Euromercato, la lotta per evitare insediamenti commerciali in area industriale, l’opposizione dello spostamento del cinema in area industriale, la realizzazione dei Centri commerciali naturali, la battaglia dei nostri dirigenti per la tutela della spiaggia».
Per tradurre: l’impegno per salvare il commercio di vicinato c’è tutto e c’è anche - aggiunge Paolo Arpagaus - la volontà di lavorare fianco a fianco con l’amministrazione per carichi fiscali meno pesanti e burocrazia più snella: «Non dimentichiamo le iniziative - dice ancora Arpagaus - in stretta collaborazione con il Comune. Vogliamo ricordare il lavoro fatto da Confesercenti insieme all’amministrazione, in particolare all’assessore alle finanze Giovanni Rutili, sulla questione del caro tariffa rifiuti. Come primo risultato si è ottenuta un’inversione di tendenza rispetto ai continui aumenti dell’imposta riscontrati negli anni precedenti: nel 2016, utilizzando le risorse del recupero dell’evasione fiscale, la tariffa per le attività produttive è stata ridotta di circa il 10% ed è stata avviata la raccolta differenziata su parte del territorio comunale. Anche questa è stata una tematica sulla quale Confesercenti si è sempre impegnata. E ancora - dice Arpagaus - l’impegno, sempre al fianco del Comune, sulla modifica del piano delle funzioni per attenuare gli eccessi burocratici ed alcuni cambi di destinazione d’uso in occasione dell’apertura di nuove attività».
Quindi Arpagaus tira le somme: «Questo il nostro impegno a livello locale, senza dimenticare il lavoro che stiamo portando avanti con il governo centrale. In particolare per estendere le norme attualmente in vigore sulla cedolare secca anche alle locazioni ad uso diverso dall’abitazione e per ripristinare una regolamentazione delle attività commerciali nei centri storici».
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