Il Tirreno

L’ Evam vende e fa utili ma dovrà essere ceduta

L’ Evam vende e fa utili ma dovrà essere ceduta

Il decreto Madia impone la privatizzazione. L’allarme di Rc: rischi per i lavoratori. L’assessore Rutili: dismissioni non all’ordine del giorno e poi decide il consiglio

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MASSA. In tempi di privatizzazioni imperanti, dimagrimento del “pubblico” e delle sue partecipazioni, il Comune di Massa è un caso anomalo. Perchè è proprietario di Evam Spa, una società che vende acqua minerale: una specie di residuo in versione locale dei tempi dell’Iri, quando lo Stato deteneva fabbriche di pomodori e di panettoni. Ma ora la cose potrebbero cambiare e la società Evam essere ceduta: venduta sul libero mercato al miglior offerente. E poco importa se Evam è un simbolo della città, se l’azienda fa utili e se il suo conto economico è positivo (non quello finanziario: ci sono ancora 3 milioni di vecchi debiti da ripianare).

In verità, di privatizzazione di Evam (acronimo di ente valorizzazione delle acque minerali massesi), si parla da anni. Già la Finanziaria del 2008 individuava un percorso di dismissione lasciando però un certo margine di discrezionalità agli enti locali. E siccome di acquirenti non se ne sono fatti avanti, Evam è rimasta in mano del Comune.

Ma adesso c’è il decreto Madia sulla revisione delle società partecipate che non ammette più deroghe né discrezioni locali. Vengono elencati in modo tassativo gli ambiti nei quali sono ancora ammesse partecipazioni degli enti locali restringendoli a: servizi pubblici, opere pubbliche sulla base di un accordo di programma, servizi pubblici o opere pubbliche in partenariato pubblico/privato, servizi strumentali, servizi di committenza, valorizzazione del patrimonio immobiliare dell'amministrazione. Niente bollicine di proprietà pubblica, insomma.

«Questo elenco è lo spartito del requiem per Evam – lancia l’allarme Nicola Cavazzuti, consigliere comunale di Rifondazione – la società dovrà essere ceduta dal Comune di Massa, messa sul mercato al migliore offerente e con lei, naturalmente, le concessioni delle sorgenti».

«Sfruttando il filone dell'antipolitica che narra del furto alle tasche degli italiani tramite le società partecipate, inneggiando al falso mito della meravigliosa gestione privata – è il suo commento –, la ministra sta portando a termine la riforma della pubblica amministrazione, se di riforma si vuol parlare, che privatizza anche l’acqua».

Ma Cavazzuti solleva anche timori di carattere occupazionale e ambientale: «Abbiamo timore che il diktat su Evam possa mettere in pericolo sia i livelli occupazionali, sia i livelli di compatibilità ambientale dello sfruttamento delle sorgenti. Se oggi l'interesse del pubblico può essere quello di mantenere un equilibrio tra acque, popolazione e produzione, domani sarà solo il profitto a tenere banco e il ricatto occupazionale sarà sempre dietro l'angolo».

Molto meno allarmato appare tuttavia Giovanni Rutili, assessore al Bilancio: «Preoccupazione sì, allarme no – dice –. Anche ammesso che sia anacronistico un Comune che vende acqua frizzante, la privatizzazione di Evam non è all’ordine del giorno. La legge Madia prova a fare ordine sulle partecipate ma credo sia prematuro far discendere da quel provvedimento i destini di Evam. La definizione di cosa rientra tra le finalità istituzionali spetta infatti al consiglio comunale che come sempre avrà a cuore la soluzione migliore per un'azienda storica, che rappresenta un veicolo di marketing territoriale importante. Quindi la riflessione su quale sia il bene dell'azienda, che dà lavoro a 18 persone e fa utili, è del tutto aperta».

E poi, chiude Rutili, a Massa “publico è bello”: «Siamo tra le poche città che è riuscita a mantenere la gestione pubblica di molti servizi altrove esternalizzati: oltre a Evam, il nostro comune gestisce in proprio le farmacie, i nidi ed è uno degli unici capoluoghi ad avere, tramite Gaia, la gestione pubblica dell'acqua».

Claudio Figaia

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