Il presidio
Ora anche Carrara ha la sua ginecologia
Il reparto è ospitato negli ambulatori del Monoblocco con percorsi ad hoc per le pazienti più in difficoltà. C'è anche un pit stop per l'allattamento
CARRARA. I nuovi ambulatori di ginecologia, trasferiti qualche settimana fa dal Civico al Monoblocco, hanno iniziato a lavorare a pieno regime: si tratta di un servizio da 5 mila pazienti l’anno, in crescita, che da gennaio amplierà la sua offerta mantenendo sempre un occhio di riguardo alle esigenze “psicologiche” di un’utenza particolarmente “delicata”. Uno staff di eccellenza che segue e tiene incessantemente corsi di formazione per rispondere prontamente alle esigenze delle utenti in un ambiente ristrutturato con il dichiarato intento di mettere al primo posto privacy e riservatezza perché qui, spiega Antonio Ragusa, primario di Ginecologia e Ostetricia, «incontriamo quotidianamente pazienti delicate».
Terzo piano del Monoblocco, corpo centrale dell’edificio: qui ormai da un mese hanno trovato sede i nuovissimi ambulatori di Ginecologia e Ostericia, quelli che per anni sono stati ospitati al vecchio Civico. Spazi rinnovati appositamente per accogliere una platea di pazienti con esigenze particolari anche dal punto di vista psicologico: «Il trasferimento qui per noi è un’opportunità di crescita. Abbiamo bisogno di spazi che tutelino la privacy perché spesso le donne che arrivano da noi attraversano periodi della vita particolarmente delicati» spiega il primario. Il fatto di non essere in un “vero” ospedale dunque si rivela un vantaggio: «Qui le pazienti si sentono “meno malate” e non hanno la possibilità di incrociare nel loro percorso degenti particolarmente sofferenti cosa che, ad esempio in gravidanza, è decisamente preferibile» aggiunge la dottoressa Elisa Bruschi, responsabile organizzativa dell’area materna. E così nei nuovi ambulatori del Monoblocco, la sala di attesa è stata collocata lontano da zone sempre “trafficate” come corridoi e scale, e a breve accoglierà un nuovissimo “pit stop per l’allattamento”: si tratta di una postazione riparata, dotata di una comoda poltroncina, che potrà essere utilizzata non solo dalle neomamme in attesa di un controllo ginecologico, ma anche da tutte quelle che usufruiranno degli ambulatori ospitati al Monoblocco.
«Non è un caso che la nostra azienda sia l’unica in Italia ad aver conseguito sia l’attestato di Ospedale amico del bambino che quello di Comunità amica della mamma» spiega con orgoglio l’ostetrica. I servizi che vengono erogati al III piano non riguardano però solo le “noemamme” ma una platea di donne di tutte le fasce d’età, dalle giovanissime alle più anziane per un’utenza che supera le 5 mila pazienti all’anno. «Le prestazioni più richieste sono quelle relative alla diabetologia in gravidanza e la riabilitazione del pavimento pelvico» precisa il dottor Ragusa segnalando che anche su questo fronte il trasloco al Monoblocco è stato un “toccasana”. «Prima le donne affette da diabete gestazionale dovevano effettuare tre visite in tre sedi diverse.
Adesso siamo nello stesso edificio e allo stesso piano della Diabetologia e così la performance clinica è migliorata» racconta il primario. L’altra unità ad alta affluenza è quella per la cura e la riabilitazione del pavimento pelvico: «Si tratta di disturbi gravi che incidono molto sulla qualità della vita, patologie “oscure” perché spesso le donne hanno difficoltà a raccontarle» prosegue il medico, in riferimento a un ambulatorio che da solo esegue 1200 visite all’anno. «Qui vediamo dai post-partum alle donne anziane. Per rispondere meglio alle loro esigenze prendiamo noi direttamente gli appuntamenti, senza farle passare dal Cup. Siamo gli unici così strutturati all’interno dell’Azienda Sanitaria Toscana Nord Ovest» spiega Paola Cocchiararo ostetrica specializzata che non a caso la prossima settima riceverà tredici colleghe livornesi in trasferta a Carrara proprio per un corso di formazione su questo tipo di riabilitazione. A tutti i servizi già offerti, a gennaio se ne aggiungerà uno nuovo: si tratta dell’unità dedicata alla vulvodinia, una condizione vulvare consistente in dolore, bruciore e fastidio che interferisce molto con la qualità della vita. «Tale condizione può essere innescata dalla cause più disparate. Si va dalle donne sottoposte a radioterapia a quelle che arrivano da interventi chirurgici, fino alle vittime di violenza sessuale» spiega la dottoressa Bruschi. «Anche queste sono pazienti delicate, non è un caso se poniamo tanta cura nell’allestimento di spazi riservati» conclude il dottor Antonio Ragusa certo che le unità da lui guidate cresceranno ancora nel prossimo futuro, ma sempre mettendo al primo posto le esigenze delle pazienti.
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