Il presidio
Investì due sorelle gemelle Condannato a 14 anni
Nonostante la seminfermità mentale il collegio ha deciso una pena esemplare Ottaviano Bertolini ha agito per vendetta contro lo zio, nonno delle vittime
CARRARA. È stato condannato a 14 anni di reclusione con l’accusa di tentato omicidio Ottaviano Bertolini, 44 anni, l’uomo che il 27 agosto del 2015 aveva investito con la sua Ford Fiesta due sorelle gemelle, Diletta e Lucrezia, mentre viaggiavano sulle loro in biciclette. Non un incidente, anche se il collegio presieduto dal giudice Giovanni Sgambati (a latere Garofalo e Trinci) non ha riconosciuto la premeditazione. E ha concesso la seminfermità mentale all’imputato.
Le testimonianze sentite durante il dibattimento erano state concordi. Uno dei primi soccorritori delle quindicenni si trovava in via Maestri del Marmo e percorreva la strada nel senso opposto a quello in cui è avvenuto lo scontro. «Ho visto la macchina rossa puntare dritta contro le biciclette ho sentito il botto e ho visto l’auto scappare. Senza fermarsi - aveva ricordato ai giudici -. Ho visto le due ragazzine volare. Una si è rimessa subito in piedi un’altra era stesa a terra, piangevano, sono stati momenti terribili. È arrivato anche un altro signore, che si stava allenando al camposcuola abbiamo immediatamente chiamato i soccorsi. In terra era rimasta la targa della macchina rossa che si era data alla fuga». Ed è proprio da qui che era partita l’indagine dei carabinieri, durata poche ore perché Bertolini si era costituito. Non per un rimorso di coscienza, ma perché aveva capito di aver perso la targa e quindi era impossibile farla franca per lui. Così invece di andare a casa aveva girato la Fiesta e si era diretto nella caserma dei carabinieri più vicina. Al piantone aveva detto di aver investito due biciclette, ma di non averlo fatto apposta e di essere preoccupato per la salute delle ragazze. Il militare lo aveva fatto entrare spiegandogli che erano già sulle sue tracce. Ed è lì che è spuntato il legame di parentela tra il pirata e le due giovani vittime: il nonno delle quindicenni è lo zio di Bertolini. E il livore che ha portato all’investimento è nato, come è stato accertato, da un contenzioso che le famiglie hanno avuto anni fa per la gestione di una cava di marmo. Nel 2002 un fratello decise di abbandonare (c’è una causa pendente relativa alla questione) e l’altro iniziò a occuparsi si tutto quanto. E qui entra in scena Ottaviano, figlio del fratello che aveva lasciato l’attività. Voleva soldi dallo zio, poi lo aveva minacciato. Il giorno dopo un escavatore era stato bruciato e le indagini riportarono proprio a lui. Da quella volta i due non si erano più riparlati, ma qualcuno lo aveva visto aggirarsi intorno alla scuola delle gemelle. Nessuno però poteva immaginare che potesse fare una cosa del genere, invece quel 27 agosto l’incidente.
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