Il Tirreno

Buco Asl, al processo Giannetti la funzionaria preferisce tacere

di Danilo D’Anna
Buco Asl, al processo Giannetti la funzionaria preferisce tacere

Per Marisa Vernazza, come per il governatore Enrico Rossi, la Procura ha chiesto l’archiviazione Falso in bilancio, secondo i difensori dell’ex direttore generale la pass del pc era a disposizione di tanti

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MASSA. Si è avvalsa della facoltà di non rispondere Marisa Vernazza, testimone del processo che vede alla sbarra l'ex direttore amministrativo dell'Asl di Massa Carrara Ermanno Giannetti per il buco di bilancio monstre dell'azienda sanitaria.

La funzionaria è finita nel registro degli indagati per un altro filone dell'indagine condotta dal sostituto procuratore Alberto Dello Iacono, quella che coinvolgeva il presidente della regione Enrico Rossi; ma sia per il governatore sia per la Vernazza è stata chiesta l'archiviazione e si è in attesa del pronunciamento del gip per il loro proscioglimento. Secondo la difesa Giannetti, rappresentata dall'avvocato Franco Perfetti, era lei la dipendente che teneva i rapporti con la società di revisione dei conti Deloitte, nonché responsabile dell'ufficio ragioneria dell'azienda sanitaria apuana.

Non solo, Perfetti e Giannetti sostengono che è stata la Vernazza a inviare le fotocopie delle fatture relative agli anni che andavano dal 1998 al 2004 ai revisori di conti. Come hanno ribadito al consulente del pm Andrea Nino Battaglia in una scorsa udienza. Ieri la funzionaria comunque, come le ha suggerito il suo avvocato Antonio Scarano, ha preferito non rispondere alle domande del pubblico ministero e a quelle del giudice. Men che meno a quelle di Perfetti. Hanno parlato invece altre tre dipendenti dell'Asl apuana ai tempi del buco.

Patrizia Alberti, Anita Bagnoni e Daniela Biagioni in pratica hanno detto che la password che serviva a modificare i conti era un po' a conoscenza di tutti. Ed è quello che sostiene lo stesso Giannetti, difeso dall'avvocato Franco Perfetti.

La prossima udienza si terrà il 30 gennaio, quando verranno sentiti gli ultimi testi dell'accusa. Giannetti è stato condannato con rito abbreviato dal gup del tribunale di Massa Carrara a a 5 anni e 6 mesi per peculato.

Per essersi messo in tasca, negli anni, in sostanza, 1.500.000 euro sottratti dalle casse dell'Asl attraverso falsi mandati di pagamento e assegni fittizi che faceva incassare da amici e prestanome.

Ma si è sempre detto estraneo alla "creazione" dell'ammanco milionario nei bilanci della sanità apuana. Tesi che ha sostenuto anche davanti al gup Antonia Aracri: «Ho seguito la parte dei bilanci fino al 2006, poi ho assunto l'incarico di direttore amministrativo e non mi sono più occupato della cosa».

Una difesa che non gli è servita ad evitare il rinvio a giudizio e il processo iniziato nel gennaio del 2015. Nel quale deve rispondere di falso in bilancio per gli esercizi che vanno dal 2004 al 2007 (4 i capi di imputazione).

La stessa accusa che veniva contestata agli ex dg Antonio Delvino e Alessandro Scarafuggi, che sono stati entrambi prosciolti. Tra i testimoni della difesa è stato inserito anche il nome del governatore Rossi. La posizione del presidente, però, è in attesa della decisione del gip sulla richiesta di archiviazione avanzata dalla procura.

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