Il presidio
«A Cava Fornace le terre arrivate sono compatibili»
Il gestore: «Valori riscontrati assolutamente nella norma» Arpat: «I rifiuti non sono classificabili come pericolosi»
MASSA. Quelle terre a Cava Fornace potevano entrare. Lo ribadiscono oggi da Programma Ambiente Apuane, che la discarica la gestisce, e lo confermano dall’Arpat. «La terra proveniente dall’Area Victor di Massa è stata correttamente smaltita», fanno sapere senza troppi giri di parole i gestori del sito. Dopo il campionamento per verificare la compatibilità dei rifiuti con la discarica, «sono stati eseguiti ulteriori accertamenti all’interno di ex Cava Fornace con l’intervento di un accreditato laboratorio di analisi», precisano da Paa.
Come già anticipato ieri da Il Tirreno, la ricerca ha riguardato la presenza di fitofarmaci. Quelli che produceva l’ex Farmoplant, per intenderci. «Anche in questo caso è emersa l’assoluta idoneità dei materiali ad essere conferiti in discarica». Da qui la risposta a Montignoso Democratica, che per prima aveva sollevato la questione di terre inquinate che dall’area ex Farmoplant venivano stoccate a Cava Fornace. «Assolutamente incomprensibile l’uso da parte di Montignoso Democratica, di termini allarmistici quali “nuova e preoccupante tipologia di rifiuto”, quando invece è stato conferito in discarica solo materiale costituito da terra e roccia, con valori assolutamente nella norma. Montignoso Democratica, peraltro, sembra confondere il ruolo di Arpat nell’ambito delle verifiche in materia ambientale», aggiungono da Paa.
E infatti anche Arpat interviene sulla questione, con una spiegazione che per molti versi è sovrapponibile a quella del gestore del sito. «Nell'area “La Victor”, è stata riscontrata una contaminazione da idrocarburi , con valori, superiori ai limiti previsti dalle Concentrazioni Soglia di Contaminazione per le aree industriali, e quindi tali da rendere necessaria la bonifica, ma non così elevati da rendere i materiali di risulta classificabili come rifiuti pericolosi. È stata perciò attivata una procedura di bonifica, mediante scavo ed asportazione dei terreni,», fanno sapere dall’azienda regionale per la protezione ambientale.
Eccoci dunque alla terra. «Le terre scavate (circa 150 m3) sono state depositate su cassoni scarrabili e caratterizzate con campioni e analisi dalla Ditta. Lo scorso 30 settembre Arpat ha effettuato le previste analisi di collaudo sulle pareti e sul fondo dello scavo. Nella stessa data ha chiesto alla Ditta di fornire documentazioni, non ancora pervenute, utili alla verifica della corretta gestione dei materiali di scavo e della loro destinazione finale». In attesa di questi documenti, che forse finalmente chiariranno dove sono finite quelle terre, ormai sono in molti, e autorevoli, a dire che quella terra non è inadatta allo smaltimento a Cava Fornace.
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