Il Tirreno

Nero alle cave, l’inchiesta si sgonfia

di Alessandra Vivoli
Nero alle cave, l’inchiesta si sgonfia

Dissequestrati i conti correnti di alcuni indagati. Passaggi di denaro in contante (superiore a mille euro): sospese le sanzioni

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CARRARA. Nero alle cave, l’indagine si sgonfia. Dissequestrati i conti correnti di alcuni degli indagati (la società Venili’s, il broker Eugenio Venezia e l’imprenditore Nicola Fontanili) perchè, la contestata evasione- attraverso il sistema di sottofatturazione contestata dalla Procura durante la vendita del marmo - sarebbe per il gip Antonia Aracri, sotto la soglia della punibilità.

Sospese, e in un caso annullata, le sanzioni amministrative legate al presunto passaggio di denaro in contante emerso dalle intercettazioni e dai documenti sequestrati proprio nell’ambito delle indagini.

Una duplice “botta” alle indagini che arriva da una parte sotto il profilo penale e tributario, dall’altra da quello civile.

I dissequestri. Era stato un atto dovuto, legato alla maxi indagine sul nero alle cave e in particolare al filone che si è concentrato sull’evasione fiscale.

Nel febbraio scorso erano stati disposti i sequestri di tutti i conti correnti della società Venili’s, della Venezia Borkers, di Eugenio Venezia e Nicola Fontanili.

Si è trattato di un sequestro conservativo per quanto emerso, secondo la tesi della Procura, dal sistema di sottofatturazione contestato agli imprenditori e alle società. A questo provvedimento si erano opposti gli avvocati Patrizia Baccigalupi e Enrico Marzaduri per revocare il sequestro preventivo di somme di denaro depositiate su conti correnti bancari intestati o cointestati alla società Venili’s (ora in liquidazione) fino al raggiungimento di 197mila euro quale profitto del reato.

Per i legali della difesa il dissequestro aveva come presupposto una evasione sotto la soglia di punibilità, ossia inferiore a 50mila euro.

Le sanzioni annullate e sospese. Un altro punto per la difesa. Un altro filone dell’indagine sul nero alle cave. In questo caso al centro dei procedimenti discussi in tribunale a Massa sono finiti i procedimenti valutari da cui sono scaturire le relative sanzioni amministrative: tradotto in cifre, ad esempio, una multa di 480mila euro per la Venezia Borkers. In questo caso si tratta di quattro decreti, presentati dagli avvocati Patrizia Baccigalupi e Francesca Mannini, e riguardano le posizioni di Venezia Borkers, Hermes Trading, Venili’s e Maria Pia Venezia.

Il procedimento relativo alla Hermes è stato annullato dal giudice Paolo Puzone, gli altri tre sono stati sospesi dal giudice Giampaolo Fabbrizi.

Si tratta di procedimenti scaturiti dal presunto passaggio di denaro contante fuori dai limiti consentiti dalla legge (all’epoca dei fatti contestati il limite era fissato a mille euro).

La linea difensiva delle legali si è basata sulla “violazione del divieto di doppia presunzione” da parte della Procura. E nello specifico la presunzione, da una parte, che alle annotazioni trovate nei documenti sequestrati nell’ambito dell’indagine corrispondessero operazioni di sottofatturazione. E che a tali operazioni (questa la doppia presunzione) sia corrisposto un passaggio di denaro contante superiore ai mille euro.

Le sanzioni sono state sospese: per tre tutto è rimandato al giudice in sede penale. Una è stata annullata già in sede civile.

 

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